Indice dei contenuti
- Si possono avere denti fissi senza impianto? Dipende da quanti denti mancano
- Manca un solo dente
- Mancano più denti vicini
- Non c’è più nessun dente nell’arcata
- Il ponte tradizionale: denti fissi appoggiati sui denti vicini
- Il ponte adesivo (Maryland): una soluzione poco invasiva per un dente davanti
- Ponte, Maryland o impianto: il confronto
- “Dentiera fissa senza impianti”: cosa c’è dietro questa ricerca
- Le alternative mobili: scheletrato, protesi combinata e protesi totale
- Protesi parziale scheletrata
- Protesi combinata
- Protesi totale (dentiera)
- Quanto costa mettere un dente senza impianto
- Quando l’impianto è controindicato e quando no
- Cosa succede se non sostituisci un dente mancante
- A chi rivolgersi a Firenze per sostituire un dente senza impianto
- Fonti
Risposta breve
Sì, ma solo se ci sono denti naturali sani su cui appoggiarsi. Per sostituire un dente si usa il ponte tradizionale, che si appoggia ai due denti vicini dopo averli limati, oppure, per i denti anteriori, il ponte adesivo Maryland, che si incolla al dente accanto. Se in un'arcata non c'è più nessun dente, una protesi fissa senza impianti non esiste: le alternative sono protesi mobili.
Ti manca un dente, o forse più di uno, e l’idea di un intervento di implantologia non ti convince. Magari hai paura della chirurgia, magari un medico ti ha detto che nel tuo caso è meglio evitarla, oppure stai semplicemente cercando di capire se esiste una strada diversa. È una domanda che sentiamo spesso in studio: si possono avere denti fissi senza impianto?
Dipende da quanti denti mancano e da come stanno quelli che restano. In questo articolo, insieme al Dott. Paolo Francesco Orlando, odontoiatra e specialista in Chirurgia Odontostomatologica (Albo degli Odontoiatri di Firenze n. 967), vediamo quali soluzioni fisse esistono, con i loro limiti e i costi, e quali promesse che si leggono online è meglio prendere con cautela.
✓ Denti fissi senza impianto si possono avere solo se ci sono denti naturali sani su cui appoggiarsi
✓ Per un dente mancante le soluzioni sono il ponte tradizionale e, per i denti anteriori, il ponte adesivo Maryland
✓ Se in un’arcata non c’è più nessun dente, una “dentiera fissa senza impianti” non esiste: le alternative sono protesi mobili
✓ Un ponte dura in media quanto una corona su impianto: circa 9 su 10 sono ancora in bocca dopo dieci anni, ma bisogna limare i denti vicini
✓ Il costo dipende dal numero di elementi e dal materiale: la scelta giusta si fa solo dopo una visita con radiografia
Si possono avere denti fissi senza impianto? Dipende da quanti denti mancano
Un dente fisso ha bisogno di un appoggio. Se non c’è un impianto nell’osso, quell’appoggio può venire solo dai denti naturali vicini. Per questo il primo passo è capire in quale di queste tre situazioni ti trovi.
Manca un solo dente
È il caso più semplice. Se i denti ai lati dello spazio sono sani e stabili, si può realizzare un ponte: un elemento finto che si appoggia ai denti vicini e resta fisso in bocca. Se il dente mancante è davanti, spesso si può usare un ponte adesivo, che si incolla al dente accanto quasi senza limarlo.
Mancano più denti vicini
Un ponte può sostituire anche due o tre denti in fila, a patto che i denti di appoggio (i pilastri) siano abbastanza robusti da reggere il carico. Più lo spazio è lungo, più il lavoro pesa sui pilastri e più aumenta il rischio che uno dei due ceda nel tempo. Oltre un certo limite il ponte non è più una scelta prudente.
Non c’è più nessun dente nell’arcata
Senza denti naturali e senza impianti non c’è nulla su cui fissare una protesi. Le soluzioni senza chirurgia, in questo caso, sono protesi mobili, cioè che si tolgono per pulirle. Ne parliamo più avanti, insieme alle “dentiere fisse” che si vedono pubblicizzate.
Il ponte tradizionale: denti fissi appoggiati sui denti vicini
Il ponte dentale è la soluzione fissa senza impianti più classica, studiata da decenni. Il dentista lima i due denti ai lati dello spazio, togliendo lo spessore necessario per le corone, e le unisce a un dente finto centrale. Il ponte viene cementato: non si toglie a casa, solo il dentista può rimuoverlo se serve.
Secondo una revisione sistematica pubblicata su Clinical Oral Implants Research il 93,8% dei ponti tradizionali è ancora in bocca dopo 5 anni e l’89,2% dopo 10 anni. Le complicanze più frequenti riguardano i denti di appoggio: carie sotto le corone e, in alcuni casi, perdita di vitalità del dente, che richiede una devitalizzazione.
Il problema è che per fare un ponte bisogna limare due denti. Se quei denti hanno già grandi otturazioni o sono già incapsulati, poco male, e la corona può anche proteggerli. Se invece sono denti perfettamente sani, si sacrifica smalto sano per sostituire un dente solo. È il motivo per cui, quando le condizioni lo permettono, spesso si propone l’impianto.
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Il ponte adesivo (Maryland): una soluzione poco invasiva per un dente davanti
Il ponte adesivo, chiamato anche ponte Maryland, è un dente finto con una piccola aletta sul retro che si incolla alla parte interna del dente vicino. I denti di appoggio si limano pochissimo, o per nulla. Per questo è una soluzione molto conservativa.
È indicato soprattutto per:
- incisivi e canini, dove la forza masticatoria è minore;
- ragazzi e giovani adulti in cui l’osso è ancora in crescita e l’impianto va rimandato;
- agenesie, cioè denti che non si sono mai formati, tipicamente gli incisivi laterali superiori;
- chi non vuole toccare i denti sani vicini e non vuole o non può fare un impianto.
Nei denti posteriori, dove le forze sono maggiori, i risultati sono meno prevedibili: i primi dati sono incoraggianti ma ancora limitati. Il suo punto debole è il distacco: una revisione sistematica ha registrato che circa il 15% dei ponti adesivi si stacca almeno una volta entro 5 anni. Spesso si può ricementare. La sopravvivenza complessiva è del 91,4% a 5 anni e dell’82,9% a 10 anni, con risultati migliori per le strutture in zirconia a una sola aletta: in uno studio su incisivi, il 98,2% dei ponti di questo tipo era ancora in funzione dopo 10 anni.
Ponte, Maryland o impianto: il confronto
Per un dente mancante, le tre strade si confrontano così. Le percentuali di durata vengono da revisioni sistematiche della letteratura e descrivono il comportamento medio: nel singolo paziente contano igiene, controlli e condizione dei denti vicini.
| Soluzione | Quando si usa | Denti vicini da limare | Chirurgia | Durata indicativa |
|---|---|---|---|---|
| Ponte tradizionale | 1-3 denti mancanti con pilastri sani, anche nei settori posteriori | Sì, due denti | No | 89% a 10 anni |
| Ponte adesivo Maryland | 1 dente anteriore, giovani, agenesie | Minima o nessuna | No | 83% a 10 anni (fino al 98% in zirconia a un’aletta) |
| Impianto con corona | 1 o più denti, se osso e salute generale lo permettono | No | Sì, intervento in anestesia locale | 95% degli impianti e 89% delle corone su impianto a 10 anni |
A dieci anni il ponte e la corona su impianto durano in modo simile. La differenza è in quello che si sacrifica: il ponte chiede di limare i denti vicini, l’impianto richiede un intervento chirurgico ma non tocca i denti vicini.
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“Dentiera fissa senza impianti”: cosa c’è dietro questa ricerca
Molti pazienti ci chiedono una “dentiera fissa senza impianti”, e capiamo perché: chi porta una dentiera vorrebbe qualcosa che stia ferma, senza passare dalla chirurgia. Però una protesi che sostituisce tutti i denti di un’arcata e resta fissata in bocca ha bisogno di ancoraggi nell’osso. Anche le Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia del Ministero della Salute collocano la riabilitazione fissa dell’arcata completa tra le indicazioni all’implantologia.
Quando leggi queste formule, ecco cosa indicano di solito:
- Dentiera “di ultima generazione” o “senza palato”: protesi mobili più sottili o meglio adattate, ma sempre rimovibili.
- Protesi “flessibile”: una protesi parziale in materiale plastico elastico, senza ganci in metallo. Più confortevole per alcuni, resta mobile.
- Dentiera “a ventosa”: una protesi che sfrutta l’aderenza alle gengive. Può migliorare la tenuta, non la rende fissa.
- “Impianti senza viti” o “denti fissi in 24 ore”: sono comunque impianti, magari inseriti con tecniche meno invasive o caricati subito. Ne parliamo in modo dettagliato nella guida sugli impianti dentali senza viti e senza bucare l’osso.
Se il problema è una dentiera che si muove, esiste una via di mezzo che richiede un intervento limitato: la protesi ancorata a due impianti con attacchi a bottone, di solito nell’arcata inferiore. Resta rimovibile per la pulizia, ma è molto più stabile quando mastichi. La spieghiamo nell’articolo sull’implantologia a bottone.
Le alternative mobili: scheletrato, protesi combinata e protesi totale
Quando non ci sono le condizioni per un ponte e l’impianto non è possibile, o non è desiderato, restano le protesi rimovibili. Non sono “denti fissi”, ma nella maggior parte dei casi permettono di masticare e sorridere in modo soddisfacente.
Protesi parziale scheletrata
È una struttura in metallo leggero con denti in resina, che si aggancia ai denti rimasti con piccoli ganci. Non richiede chirurgia e costa meno di un ponte, ma i ganci possono vedersi e sollecitare i denti di appoggio.
Protesi combinata
Unisce una parte fissa, cioè corone sui denti naturali rimasti, e una parte mobile che si aggancia alle corone con attacchi di precisione, invisibili dall’esterno. È più stabile ed estetica di uno scheletrato, ma richiede di incapsulare alcuni denti e ha un costo più alto. Quando mancano solo i molari, però, non è detto che vadano sostituiti: in uno studio randomizzato durato 15 anni, chi li aveva sostituiti con una protesi rimovibile ad attacchi non ha avuto risultati migliori di chi era rimasto con l’arcata accorciata, cioè senza gli ultimi molari.
Protesi totale (dentiera)
Sostituisce tutti i denti di un’arcata e si appoggia sulle gengive. La superiore tiene di solito meglio grazie al palato, l’inferiore è più instabile. Con gli anni l’osso sotto la protesi si riassorbe e la dentiera va ribasata periodicamente.
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I kit in materiale termoplastico da modellare in casa servono al massimo come riempitivo estetico per pochi giorni, per esempio in attesa di un appuntamento. Non sono fatti per masticare, possono irritare le gengive, trattenere placca e staccarsi. Non sostituiscono in alcun modo un dente.
Non sai se nel tuo caso è possibile un ponte o un ponte adesivo? Una visita, con una radiografia quando serve, permette di valutare i denti di appoggio e l’osso, e di capire quale strada ha senso.
Quanto costa mettere un dente senza impianto
Il costo dipende dal numero di elementi, dal materiale (metallo-ceramica o zirconia) e dalla condizione dei denti di appoggio, che a volte vanno prima curati. Queste sono fasce indicative del mercato italiano, utili per orientarsi:
| Soluzione | Fissa o mobile | Fascia di costo indicativa |
|---|---|---|
| Ponte in metallo-ceramica | Fissa | 350-700 € per elemento (un ponte di 3 elementi: circa 1.100-2.100 €) |
| Ponte in zirconia | Fissa | 400-1.200 € per elemento |
| Ponte adesivo Maryland | Fissa | 400-1.200 € |
| Protesi parziale scheletrata | Mobile | 900-2.000 € per arcata |
| Protesi totale (dentiera) | Mobile | 1.000-2.500 € per arcata |
| Impianto con corona (per confronto) | Fissa | 1.200-2.000 € |
Per un dente singolo, un ponte di tre elementi può costare quanto un impianto, o anche di più, e coinvolge due denti che magari sono sani. Ricorda anche che le spese odontoiatriche sono detraibili al 19% per la parte che supera la franchigia di 129,11 euro, se paghi con un metodo tracciabile. Il preventivo si fa dopo la visita, perché dipende anche da quello che serve prima, come cure dei denti di appoggio o igiene.
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Quando l’impianto è controindicato e quando no
Molte persone cercano un’alternativa perché pensano di non poter fare l’impianto. A volte è vero, spesso no. Le situazioni da valutare con attenzione sono queste:
- Crescita non ancora completata e malattie generali che impediscono qualsiasi intervento in bocca: sono le controindicazioni assolute indicate dal Ministero della Salute.
- Terapie con bifosfonati, denosumab o farmaci antiangiogenici per tumori: in questi pazienti l’impianto va evitato per il rischio di osteonecrosi dei mascellari. Nell’osteoporosi, invece, la Consensus italiana del 2020 non lo considera una controindicazione assoluta: si valuta caso per caso. Ne parliamo nella guida su impianti dentali e osteoporosi.
- Diabete non controllato: aumenta il rischio di fallimento. Con il diabete ben compensato i risultati sono buoni. Approfondisci in impianti dentali e diabete.
- Fumo importante: nelle revisioni della letteratura il rischio di perdere l’impianto è circa il doppio rispetto a chi non fuma. Leggi fumo e impianti dentali.
- Radioterapia alla testa o al collo: gli impianti si possono fare, ma con una sopravvivenza un po’ più bassa e un protocollo dedicato.
Altre situazioni fanno paura ma di solito non sono un ostacolo. Chi prende anticoagulanti può essere operato concordando la gestione con il medico curante. L’allergia al titanio è rara: in uno studio su 1.500 pazienti i test sono risultati positivi nello 0,6% dei casi. Ne parliamo in impianti dentali e allergia al nichel. Anche quando l’osso è poco, in molti casi si può valutare una rigenerazione ossea: lo si decide dopo una TAC.
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Cosa succede se non sostituisci un dente mancante
Lasciare uno spazio vuoto non è sempre un’emergenza, ma ha delle conseguenze che conviene conoscere:
- L’osso si ritira: dopo un’estrazione la cresta ossea perde in media circa la metà della sua larghezza nel primo anno, e due terzi di questa perdita avvengono nei primi 3 mesi. È uno dei motivi per cui aspettare troppo può rendere più complesso un impianto futuro. Approfondisci in atrofia ossea dentale.
- Il dente opposto si allunga: un dente posteriore che non ha più un antagonista tende a “scendere” o a “salire” verso lo spazio vuoto. È successo nel 92% dei casi osservati in uno studio clinico, con un allungamento medio di circa 1,7 mm. Negli adulti con gengive sane, però, di solito non crea problemi clinici importanti.
- I denti vicini possono inclinarsi, rendendo più difficile pulirli e, in seguito, sostituire il dente mancante.
Detto questo, non sempre è obbligatorio intervenire. Se manca l’ultimo molare e i denti rimasti si incontrano bene, masticazione e salute della bocca possono restare adeguate anche senza sostituirlo: gli studi sull’arcata accorciata indicano che bastano, in genere, quattro coppie di denti posteriori che combaciano, distribuite in modo simmetrico. È una valutazione che si fa in visita, dente per dente, non una regola valida per tutti.
A chi rivolgersi a Firenze per sostituire un dente senza impianto
La scelta tra ponte, ponte adesivo, protesi o impianto dipende da tre cose: lo stato dei denti vicini, la quantità di osso e le tue preferenze. Per questo nelle cliniche Dental Factor alla prima visita si valutano i denti di appoggio e, se serve, si esegue una radiografia per controllare l’osso. Le opzioni vengono spiegate con pro, contro e costi prima di decidere.
Il Dott. Paolo Francesco Orlando, laureato in Odontoiatria all’Università di Siena e specializzato in Chirurgia Odontostomatologica all’Università di Firenze, segue i piani di cura protesici e implantari nelle due sedi fiorentine: Viale Giovanni Amendola 32A (Firenze Sud) e Via Mario Sbrilli 4/6, zona Piazza Dalmazia (Firenze Nord). Puoi approfondire tutte le soluzioni nella pagina dedicata alle protesi dentali a Firenze.
Se vuoi capire quale soluzione è adatta al tuo caso, contattaci per prenotare una prima visita.
Fonti
- Ministero della Salute. Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia. Edizione settembre 2017, capitoli “Implantologia orale” e “Odontoiatria protesica”.
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- Thoma DS, et al. A systematic review of the survival and complication rates of resin-bonded fixed dental prostheses after a mean observation period of at least 5 years. Clin Oral Implants Res. 2017;28(11):1421-1432.
- Kern M, et al. Ten-year outcome of zirconia ceramic cantilever resin-bonded fixed dental prostheses and the influence of the reasons for missing incisors. J Dent. 2017;65:51-55.
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- Chrcanovic BR, et al. Dental implants in irradiated versus nonirradiated patients: A meta-analysis. Head Neck. 2016;38(3):448-481.
- Wagner J, et al. Systematic review on diabetes mellitus and dental implants: an update. Int J Implant Dent. 2022;8(1):1.
- Sicilia A, et al. Titanium allergy in dental implant patients: a clinical study on 1500 consecutive patients. Clin Oral Implants Res. 2008;19(8):823-835.
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Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo si definiscono solo dopo visita e diagnosi. Le fasce di costo sono indicative del mercato italiano e non costituiscono un listino.
Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo sono definiti solo dopo visita e diagnosi.
Domande frequenti sui denti fissi senza impianto
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Sì, se i denti ai lati dello spazio sono sani e stabili. La soluzione più comune è il ponte, che si appoggia ai due denti vicini dopo averli limati. Per un incisivo o un canino si può usare anche il ponte adesivo Maryland, che si incolla al dente accanto quasi senza toccarlo. Quale sia adatto si decide dopo una visita.
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No. Se in un’arcata non c’è più nessun dente, una protesi fissa ha bisogno di ancoraggi nell’osso, cioè di impianti. Le dentiere pubblicizzate come “di ultima generazione”, “flessibili”, “senza palato” o “a ventosa” sono comunque mobili. Una via di mezzo è la protesi agganciata a due impianti con attacchi a bottone, più stabile ma rimovibile.
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Dipende dalla soluzione e dal materiale. Come indicazione, un ponte in metallo-ceramica costa circa 350-700 euro per elemento, quindi un ponte di tre elementi può arrivare a 1.100-2.100 euro. Un ponte adesivo Maryland costa in genere 400-1.200 euro. Il preventivo preciso si fa dopo la visita, perché a volte i denti di appoggio vanno prima curati.
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Si chiama ponte dentale. Il ponte tradizionale è formato da due corone sui denti vicini unite a un dente finto centrale. Esiste anche il ponte adesivo, detto Maryland, che invece di due corone ha una piccola aletta incollata sul retro del dente accanto. È usato soprattutto per i denti anteriori.
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Secondo una revisione sistematica, circa il 91% dei ponti adesivi è ancora in bocca dopo 5 anni e circa l’83% dopo 10. I risultati sono migliori con la zirconia e con una sola aletta. Il problema più frequente è il distacco, che riguarda circa un ponte su sette entro 5 anni e spesso si risolve ricementandolo.
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Non c’è una scadenza precisa, ma dopo un’estrazione l’osso si riassorbe soprattutto nei primi mesi: in media la cresta perde circa metà della larghezza nel primo anno. Nel tempo il dente opposto può allungarsi e quelli vicini inclinarsi. Se pensi a un impianto, conviene parlarne presto con il dentista. Se manca solo l’ultimo molare, a volte non serve sostituirlo.
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Di solito la protesi mobile: lo scheletrato per chi ha ancora alcuni denti, la protesi totale per chi non ne ha più. Costano meno di ponti e impianti ma sono rimovibili, meno stabili e con il tempo vanno ribasate. Tra le soluzioni fisse, per un dente anteriore il ponte adesivo Maryland è spesso la più contenuta.
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È un modo pubblicitario di chiamare impianti inseriti con tecniche meno invasive, per esempio senza incidere la gengiva, o soluzioni caricate subito. Restano comunque impianti inseriti nell’osso, non un’alternativa all’impianto. Li spieghiamo nella guida dedicata agli impianti dentali senza viti e senza bucare l’osso.