Che cos’è lo sbiancamento dentale professionale
Lo sbiancamento dentale professionale è un trattamento di odontoiatria estetica che consiste nello schiarire il colore degli elementi dentari mediante l’applicazione, in condizioni controllate, di un gel a base di perossido di idrogeno oppure di perossido di carbammide (una molecola che, a contatto con i tessuti, si scinde liberando a sua volta perossido di idrogeno). Il principio biochimico è sempre lo stesso: il perossido rilascia radicali liberi che penetrano nelle microporosità dello smalto e della dentina e ossidano i pigmenti responsabili delle alterazioni di colore, rendendoli meno visibili.
Non si tratta quindi di una “verniciatura” superficiale, ma di una reazione di ossidazione che agisce all’interno del tessuto dentale.
La differenza tra il trattamento eseguito in studio e i prodotti da banco non è marginale: presso Dental Factor, nelle sedi di Firenze in Viale Amendola e in zona Dalmazia, lo sbiancamento viene effettuato con prodotti a concentrazione controllata, dopo una valutazione clinica e con la protezione delle gengive, sotto la supervisione del Dott. Paolo Francesco Orlando, direttore sanitario iscritto all’Albo degli Odontoiatri di Firenze (n. 967).
È proprio questo inquadramento clinico a distinguere un trattamento estetico sicuro da un rimedio improvvisato: prima ancora di schiarire un dente, occorre sapere perché quel dente ha cambiato colore.
Perché i denti cambiano colore
Le alterazioni di colore dei denti prendono il nome di discromie e si dividono in due grandi famiglie, che rispondono in modo molto diverso allo sbiancamento. Comprenderle è il primo passo per capire quali risultati siano realistici e quali no.
Le discromie estrinseche interessano la superficie dello smalto e derivano dal deposito di sostanze pigmentanti provenienti dall’esterno:
- Alimenti e bevande cromogene: caffè, tè, vino rosso, liquirizia, curry, frutti di bosco e altri cibi ricchi di coloranti tendono a lasciare pigmenti sulla superficie dentale.
- Fumo di tabacco: nicotina e catrame producono il caratteristico ingiallimento, tra le cause più tenaci di discromia estrinseca.
- Placca e tartaro: l’accumulo di depositi batterici e la loro mineralizzazione modificano l’aspetto e la tonalità dei denti.
Le discromie intrinseche, invece, hanno origine all’interno del dente, nello spessore dello smalto o della dentina, e sono di gestione più complessa:
- Invecchiamento fisiologico: con gli anni lo smalto si assottiglia e lascia trasparire la dentina sottostante, di colore più giallo-ambrato.
- Traumi e devitalizzazioni: un dente che ha subito un trauma o è stato devitalizzato può scurirsi dall’interno.
- Farmaci e alterazioni dello sviluppo: l’assunzione di alcuni antibiotici (le tetracicline) durante lo sviluppo dentale, la fluorosi o condizioni come l’amelogenesi imperfetta lasciano pigmentazioni profonde.
- Vecchi materiali: residui di amalgama d’argento possono trasparire attraverso il tessuto dentale.
Il Dott. Orlando ritiene questa distinzione dirimente: le discromie estrinseche e quelle intrinseche legate all’età rispondono in genere bene allo sbiancamento professionale, mentre le pigmentazioni intrinseche profonde (dente devitalizzato, macchie da tetraciclina) rispondono in modo parziale o nullo e richiedono di frequente soluzioni diverse, come le faccette dentali.
Perché l’igiene professionale viene prima dello sbiancamento
Prima di qualsiasi trattamento sbiancante è indispensabile una bocca sana e una superficie dentale pulita, e questo per due ragioni distinte. La prima è di sicurezza: lo sbiancamento su denti affetti da carie non trattate, da erosioni dello smalto o da gengive infiammate può provocare dolore e sensibilità marcata, perché il gel penetra dove non dovrebbe. La seconda è di efficacia: il perossido agisce sulla struttura del dente, non sui depositi che vi sono sopra, e un tartaro o una placca non rimossi vanificano o rendono disomogeneo il risultato.
Per questo motivo lo sbiancamento non va confuso con la pulizia dei denti: l’igiene professionale rimuove placca, tartaro e parte delle pigmentazioni estrinseche più superficiali, restituendo al dente il suo colore naturale; lo sbiancamento, invece, schiarisce il colore di base del dente oltre la sua tonalità naturale. In molti casi una seduta di igiene professionale è già sufficiente a recuperare gran parte della luminosità perduta, e solo dopo di essa ha senso valutare se un vero sbiancamento sia davvero necessario.
A tal proposito, presso Dental Factor la valutazione preliminare serve anche a stabilire quale metodo sia più indicato per la specifica situazione del paziente.
I metodi di sbiancamento: in studio, domiciliare e combinato
Le modalità con cui è possibile eseguire uno sbiancamento professionale sono tre, e non sono in concorrenza fra loro: ognuna ha indicazioni, vantaggi e limiti precisi, e la scelta dipende dalla condizione di partenza, dal risultato desiderato e dalla sensibilità del paziente.
- Sbiancamento in studio con attivazione: è il trattamento eseguito interamente in ambulatorio. Dopo aver isolato e protetto le gengive con una diga o un gel apposito, si applica sui denti un gel a concentrazione più elevata di perossido; l’azione viene poi accelerata da una fonte luminosa, tipicamente una lampada a luce LED “fredda”, che favorisce la scissione del perossido senza produrre il calore delle vecchie lampade a ultravioletti. La seduta dura mediamente 30-60 minuti e il risultato è visibile già al termine; spesso sono sufficienti una o due sedute.
- Sbiancamento domiciliare con mascherine: prevede la realizzazione di mascherine su misura, costruite in studio a partire da un’impronta digitale delle arcate. Il paziente le indossa a casa applicando un gel a concentrazione più bassa (in genere a base di perossido di carbammide), per un tempo prescritto ogni giorno o durante la notte, per un periodo di circa due settimane. È un metodo più graduale, che alcune persone tollerano meglio dal punto di vista della sensibilità.
- Sbiancamento combinato: unisce una seduta in studio a un successivo mantenimento domiciliare con mascherine. È frequentemente l’approccio più equilibrato, perché combina la rapidità del trattamento ambulatoriale con la possibilità di consolidare e prolungare il risultato a casa.
Il tipo di sistema di attivazione, il gel utilizzato e le mascherine fornite dallo studio vengono definiti caso per caso.
Che cosa lo sbiancamento non può fare
Un’informazione trasparente sui limiti è parte integrante del trattamento, e su questo il Dott. Orlando è netto: lo sbiancamento agisce esclusivamente sul tessuto dentale naturale. Ne deriva una conseguenza pratica di non poco conto:
- Non modifica il colore di otturazioni, corone, faccette e ponti: questi manufatti mantengono la loro tonalità originale. Anzi, dopo lo sbiancamento dei denti circostanti possono risultare più evidenti, e talvolta è necessario prevederne la sostituzione per uniformare il colore.
- Non agisce in modo prevedibile sulle discromie intrinseche profonde: un dente devitalizzato che si è scurito o le macchie da tetraciclina rispondono poco al perossido. In questi casi si valutano soluzioni dedicate: per un dente devitalizzato scurito può essere indicato uno sbiancamento interno (intracoronale) in ambito di endodonzia, mentre in altri casi la soluzione estetica passa dalle faccette dentali, che rivestono la superficie del dente.
- Non è un trattamento dell’igiene: come già detto, non rimuove placca e tartaro, che sono di competenza della pulizia professionale.
- Non è permanente: il risultato tende ad attenuarsi progressivamente nel tempo, ed è per questo che si parla di mantenimento e non di un risultato acquisito una volta per tutte.
Va inoltre chiarito che lo sbiancamento non “leviga” né rende più bianco un dente in modo illimitato: esiste un colore di base, geneticamente determinato, oltre il quale non è né possibile né sano spingersi. Le aspettative, quindi, devono essere realistiche, e la promessa di denti innaturalmente candidi in un’unica seduta appartiene più alla pubblicità che alla biologia del dente.
Sicurezza, controindicazioni e sensibilità
Eseguito da personale odontoiatrico, dopo una visita e con la protezione dei tessuti molli, lo sbiancamento professionale è considerato un trattamento sicuro. Ciò non significa che sia privo di effetti collaterali o adatto a chiunque, e questi aspetti vanno conosciuti prima di iniziare.
L’effetto indesiderato più frequente è una sensibilità dentale transitoria: nei giorni successivi al trattamento il dente può reagire in modo più marcato al caldo e al freddo. Si tratta di un fenomeno reversibile, che si risolve in genere in poche ore o pochi giorni e che può essere gestito con dentifrici desensibilizzanti e, quando serve, riducendo l’intensità del protocollo. Meno frequentemente può comparire una lieve irritazione gengivale, anch’essa temporanea, legata al contatto del gel con la mucosa.
Il trattamento è invece sconsigliato o rimandato in alcune condizioni: in presenza di carie, erosioni dello smalto o malattia gengivale in atto, che vanno curate prima; in gravidanza e allattamento, per prudenza; in soggetti allergici ai perossidi; e nei pazienti in età evolutiva, per i quali le indicazioni dei prodotti e la normativa vigente vanno verificate caso per caso. La valutazione preliminare presso Dental Factor serve proprio a escludere queste controindicazioni e a personalizzare il trattamento.
Quanto dura il risultato e come si mantiene
La domanda che i pazienti pongono più frequentemente riguarda la durata, e la risposta sincera è che dipende. Il risultato di uno sbiancamento professionale non è permanente: si mantiene mediamente da alcuni mesi fino a due o tre anni, con una variabilità che dipende quasi interamente dalle abitudini della persona. Chi fuma, consuma abitualmente caffè, tè o vino rosso e trascura l’igiene vedrà il risultato attenuarsi più rapidamente; chi adotta buone abitudini lo conserverà più a lungo.
Il mantenimento, di fatto, è parte del trattamento tanto quanto la seduta iniziale. Le raccomandazioni sono concrete:
- Nelle prime 48 ore, quando il dente è più poroso e “recettivo”, evitare cibi e bevande fortemente pigmentati e non fumare.
- Mantenere un’igiene orale domiciliare accurata, con spazzolamento e filo interdentale.
- Effettuare le sedute di igiene professionale con la periodicità indicata, in genere ogni sei-dodici mesi.
- Quando previsto, utilizzare le mascherine di mantenimento con i gel a bassa concentrazione forniti dallo studio.
In altre parole, lo sbiancamento non sostituisce le buone abitudini: le presuppone.
I rischi dello sbiancamento fai da te
La diffusione di kit, strisce, penne e “rimedi naturali” reperibili online o al supermercato merita una precisazione fondata sui fatti, non sull’allarmismo. Il problema di questi prodotti non è che siano illegali, ma che agiscono senza due garanzie essenziali: la visita preliminare, che esclude carie e problemi gengivali, e il controllo della concentrazione e della protezione dei tessuti.
I cosiddetti rimedi casalinghi sono i più insidiosi. Bicarbonato, succo di limone, aceto e carbone attivo agiscono per abrasione o per erosione acida: possono dare un’illusione iniziale di pulizia, ma nel tempo consumano lo smalto, che non si rigenera, esponendo la dentina più gialla e aumentando la sensibilità. L’acqua ossigenata usata per sciacqui, in modo non controllato, può irritare le gengive e le mucose.
Anche strisce e gel da banco, applicati senza isolamento gengivale e senza conoscere lo stato della bocca, possono provocare irritazioni, sensibilità e risultati disomogenei. Il paradosso è che, nel tentativo di risparmiare, si rischia di danneggiare proprio i tessuti che poi andranno curati. Un dente più bianco ma con lo smalto assottigliato non è un buon affare.
Da che cosa dipende il costo
Il costo di uno sbiancamento non è un numero unico, perché dipende dal percorso clinico che la singola situazione richiede. Più che una cifra, è utile conoscere le voci che concorrono a formare il preventivo:
- La visita e l’eventuale igiene professionale preliminare, necessarie a valutare la bocca e a preparare la superficie dentale.
- Il tipo di trattamento scelto: sbiancamento in studio con attivazione, domiciliare con mascherine su misura, oppure combinato.
- Il numero di sedute effettivamente necessarie per raggiungere il risultato.
- La realizzazione delle mascherine personalizzate e i gel forniti per il domiciliare.
- Il mantenimento successivo, con eventuali sedute di richiamo e gel di rinforzo.
Poiché ciascuno di questi elementi varia da persona a persona, l’unico modo per avere un’indicazione attendibile è una valutazione diretta. Per un preventivo personalizzato è possibile contattare Dental Factor e fissare una prima visita nelle sedi di Firenze.
Perché scegliere Dental Factor e come orientarsi
La scelta di dove effettuare uno sbiancamento non dovrebbe basarsi sulla promessa di un colore, ma sulla serietà del piano che precede e segue il trattamento. Presso Dental Factor, con le due sedi fiorentine di Viale Amendola e Dalmazia, lo sbiancamento è inquadrato in una valutazione clinica completa, sotto la supervisione del Dott. Paolo Francesco Orlando: prima si accerta lo stato di salute della bocca, poi si stabilisce se e quale trattamento sia realmente indicato, distinguendo con chiarezza ciò che compete all’igiene, allo sbiancamento o alle faccette.
Per chi sta valutando dove rivolgersi, il Dott. Orlando suggerisce alcuni criteri concreti: verificare che il trattamento sia preceduto da una visita e non proposto “al banco”; diffidare di chi garantisce risultati assoluti o denti innaturalmente bianchi in tempi minimi; chiedere quali sono i limiti del trattamento nel proprio caso specifico; e assicurarsi che venga spiegato il mantenimento.
Un professionista serio è quello che, prima di promettere un risultato, spiega apertamente anche ciò che lo sbiancamento non può fare. Per una valutazione della propria situazione è possibile contattare lo studio e prenotare una prima visita.