Indice dei contenuti
- Cos’è la protesi Toronto bridge, e perché si chiama così
- Toronto bridge e All-on-4 non sono la stessa cosa
- Quanti denti su quanti impianti
- I problemi possibili della Toronto bridge
- La provvisoria: come è fatta e quanto dura
- I materiali della definitiva
- Avvitata o cementata?
- La gengiva rosa: perché c’è e quando si può evitare
- Toronto superiore e inferiore: cosa cambia
- Manutenzione e durata: cosa serve
- Chi può farla e chi no
- Quanto costa una Toronto bridge
- Fonti
Risposta breve
La Toronto bridge è una protesi fissa di un'arcata completa, in genere 10-12 denti con gengiva rosa, avvitata su 4-6 impianti; All-on-4 e All-on-6 sono le tecniche chirurgiche con cui si posizionano gli impianti. Nelle casistiche a lungo termine la protesi sopravvive nel 98-99% dei casi, ma a dieci anni quasi tutte hanno avuto almeno una riparazione: scheggiature dei denti, viti allentate, gengiva infiammata sotto la struttura. L'igiene sotto la protesi e i richiami regolari decidono la durata.
Chi arriva in studio con una Toronto bridge già in bocca di solito ha una domanda precisa, non una curiosità: un dente si è scheggiato, una vite si è allentata, il cibo finisce sotto la gengiva rosa, oppure da qualche mese parla “con l’aria” e non capisce perché. Chi invece deve ancora farla ha la domanda opposta: cosa può andare storto in una protesi che costa diverse migliaia di euro e che dovrebbe durare anni.
Le due domande hanno la stessa risposta, e per questo le trattiamo insieme. La Toronto bridge è una protesi affidabile, con quasi cinquant’anni di letteratura alle spalle, e allo stesso tempo è una protesi che ha bisogno di manutenzione: le revisioni sistematiche dicono che a dieci anni quasi nessuna arcata fissa su impianti è rimasta senza almeno una riparazione. Sapere prima quali sono i problemi tipici, quanto sono frequenti e come si risolvono è il modo più utile per non viverli come un fallimento quando arrivano.
Cos’è la protesi Toronto bridge, e perché si chiama così
La Toronto bridge è un’arcata completa di denti artificiali, di solito dieci o dodici, montati su una struttura di sostegno e avvitata in modo fisso su quattro, cinque o sei impianti. La parte rosa che imita la gengiva, chiamata flangia, compensa l’osso che si è riassorbito e nasconde il punto in cui la protesi incontra gli impianti. In inglese si chiama protesi ibrida o fixed complete denture: “ibrida” perché unisce la stabilità di un ponte fisso all’aspetto di una dentiera, ma senza il palato e senza muoversi.
Il nome italiano viene da una conferenza. Il protocollo nasce in Svezia con Per-Ingvar Brånemark, che dal 1965 riabilita pazienti senza denti con protesi fisse avvitate su impianti in titanio; i risultati a 15 anni, pubblicati nel 1981 dopo quelli a 10 anni del 1977, mostrano che nella mandibola il 91% degli impianti e il 100% delle protesi erano ancora in funzione. Nel 1982 quei dati vengono presentati alla Toronto Conference on Osseointegration in Clinical Dentistry, organizzata da George Zarb all’Università di Toronto: è il momento in cui l’implantologia moderna viene accettata dalla comunità scientifica nordamericana, e da lì il nome con cui in Italia si indica questa protesi. Le raccomandazioni cliniche del Ministero della Salute la descrivono così: “protesi fissa sostenuta da 4-6 impianti in regione interforaminale, definita Toronto bridge”, basata su “un protocollo clinico ampiamente validato da follow-up ormai pluridecennali”.
Toronto bridge e All-on-4 non sono la stessa cosa
È la confusione più frequente. La Toronto bridge è la protesi. All-on-4 e All-on-6 sono tecniche chirurgiche, cioè modi di posizionare gli impianti su cui quella protesi verrà avvitata. Si può avere una Toronto su quattro impianti inseriti con la tecnica All-on-4, una Toronto su sei impianti paralleli, una Toronto su otto impianti in un’arcata con molto osso: la protesi cambia poco, cambia il modo in cui è sostenuta.
L’All-on-4, descritto da Paulo Maló nel 2003 per la mandibola e nel 2005 per il mascellare, prevede due impianti anteriori dritti e due posteriori inclinati di circa 30-45 gradi. L’inclinazione serve a sfruttare l’osso che c’è davanti al seno mascellare o al nervo della mandibola, a usare impianti più lunghi e ad allargare la base di appoggio, riducendo la parte di protesi che resta “a sbalzo” dietro l’ultimo impianto. Il tutto viene caricato con una provvisoria fissa entro poche ore. Nelle casistiche del gruppo che ha ideato la tecnica la protesi sopravvive nel 98,8% dei casi nella mandibola, fino a 18 anni, e nel 99,2% nel mascellare, fino a 13 anni; gli impianti rispettivamente nel 93% e nel 94,7%. Sono dati retrospettivi e del gruppo ideatore, con una quota rilevante di pazienti persi al controllo, ma coerenti con le revisioni indipendenti, che danno sopravvivenze implantari intorno al 98% oltre i cinque anni.
Quattro o sei impianti? I confronti diretti non mostrano differenze: in uno studio randomizzato a cinque anni nel mascellare i fallimenti erano 1,25% con quattro impianti e 5% con sei, differenza non significativa, e la metanalisi del 2026 su 55 studi trova sopravvivenze e complicanze sovrapponibili. La scelta dipende dall’osso disponibile, dall’arcata, dall’antagonista e dalla possibilità di avere un impianto “di riserva” se uno fallisce: con quattro, la perdita di un impianto spesso obbliga a rifare la protesi; con sei più raramente.
| Toronto su 4 impianti (All-on-4) | Toronto su 6 impianti | Protesi a bottone (overdenture) | |
|---|---|---|---|
| Cos’è | Arcata fissa avvitata su 2 impianti dritti e 2 inclinati | Arcata fissa avvitata su 6 impianti, dritti o in parte inclinati | Dentiera che si aggancia a 2-4 impianti e si toglie per pulirla |
| Quando si sceglie | Osso ridotto nelle zone posteriori, si vuole evitare rialzi del seno o innesti | Osso sufficiente, mascellare superiore, antagonista fisso, bruxismo, si vuole una riserva | Atrofia grave con labbro da sostenere, budget contenuto, difficoltà di igiene |
| Se un impianto fallisce | Spesso va rifatta la protesi | Spesso la protesi si adatta sugli impianti rimasti | Si sostituisce l’attacco |
| Igiene | Sotto la protesi, con scovolini e idropulsore | Idem, spazi più stretti tra gli impianti | La più semplice: si toglie e si lava |
| Costo relativo | Medio | Più alto (due impianti in più) | Il più basso |
Se stai valutando la tecnica per te, la pagina sull’All-on-4 e All-on-6 a Firenze descrive il percorso clinico; qui ci concentriamo sulla protesi e su come vive negli anni. L’alternativa rimovibile è spiegata nella pagina sull’implantologia a bottone.
Quanti denti su quanti impianti
“Dodici denti fissi su quattro impianti” è la frase che molti hanno sentito in studio, ed è corretta con una precisazione. Una Toronto porta di norma dieci o dodici denti, cioè fino ai primi molari: i secondi molari di norma non si rimettono, perché allungherebbero troppo la parte di protesi che sporge dietro l’ultimo impianto, e quella parte, il cantilever, è il punto che lavora peggio. Dodici denti su quattro impianti funzionano perché gli impianti distali inclinati portano l’appoggio più indietro di quanto farebbero impianti dritti nella stessa posizione.
Il Ministero fissa il riferimento classico in “4-6 impianti in regione interforaminale” per la mandibola, cioè nella zona tra i due forami da cui esce il nervo. Nel mascellare, dove l’osso è meno denso, molti clinici preferiscono sei impianti quando l’osso lo permette. Le revisioni dicono che il numero di impianti e la loro distribuzione non cambiano la sopravvivenza della protesi; cambiano però il margine di sicurezza e la possibilità di riparare invece di rifare.
I problemi possibili della Toronto bridge
Conviene partire dai numeri. In una revisione sistematica su 281 protesi fisse complete su impianti seguite in media nove anni e mezzo, solo il 29% delle protesi era libero da complicanze a cinque anni, e l’8,6% a dieci. Non significa che le protesi fallissero: la sopravvivenza resta sopra il 97%. Significa che quasi tutte hanno avuto bisogno di almeno una riparazione. Gli autori lo dicono con chiarezza: eventi che non portano alla perdita della protesi, ma che pesano in termini di tempo, manutenzione e costi.
| Problema | Quanto è frequente | Causa tipica | Cosa si fa |
|---|---|---|---|
| Scheggiatura o frattura di un dente in resina o ceramica | 33% delle protesi a 5 anni, 67% a 10 | Usura, bruxismo, antagonista in ceramica, cantilever lungo | Riparazione in poltrona o in laboratorio; la protesi avvitata si smonta e si rimonta |
| Vite allentata o fratturata | Frattura: 10% a 5 anni, 21% a 10; l’allentamento è più comune | Protesi non perfettamente passiva, carichi eccessivi, cicli ripetuti di svitamento | Si serra o si sostituisce la vite; una protesi che “balla” va vista subito, non si aspetta |
| Gengiva infiammata sotto la protesi (mucosite) o perdita d’osso attorno agli impianti (perimplantite) | Perdita ossea oltre 2 mm: 20% a 5 anni, 40% a 10; in una serie full-arch mucosite 21% dei pazienti, perimplantite 7% | Placca sotto la struttura, soprattutto sul lato del palato; fumo; richiami saltati | Pulizia professionale, correzione del profilo della protesi, terapia della perimplantite se l’osso è coinvolto |
| Gengiva che “cresce” sotto la flangia (iperplasia) | 13% a 5 anni, 26% a 10 | Protesi troppo aderente alla gengiva, pulizia difficile | Igiene, rimodellamento della protesi, raramente piccola chirurgia |
| Cibo e aria sotto la flangia, difetti di pronuncia | Frequente nelle prime settimane, raro dopo | Spazio tra protesi e gengiva necessario per pulire; adattamento della lingua | Idropulsore dopo i pasti; se la fonetica non migliora in 1-2 mesi, si rivede il profilo della protesi |
| Provvisoria che si rompe | Nel mascellare complicanze meccaniche nel 59% delle provvisorie contro il 7% delle definitive | Resina senza struttura metallica, carichi nei primi mesi | Riparazione rapida; dieta morbida finché gli impianti non sono integrati |
| Frattura della struttura (barra) | Rara | Struttura sottodimensionata, cantilever eccessivo, bruxismo | Rifacimento della struttura; la zirconia fratturata di norma non si ripara |
Due problemi meritano una riga in più perché si prevengono in fase di progetto. Il primo è il bruxismo: chi serra o digrigna i denti di notte carica la protesi con forze che la resina non regge, e le fratture precoci della provvisoria riguardano spesso pazienti bruxisti. Non è una controindicazione in sé, ma va dichiarato prima: si valutano più impianti, una struttura più robusta, denti in materiale più resistente e un bite notturno dopo la definitiva.
Il secondo è la passività della struttura. Una protesi che collega quattro o sei impianti deve appoggiare su tutti senza tensioni; se non lo fa, le viti si allentano, si rompono, e nel tempo l’osso attorno agli impianti ne risente. Le raccomandazioni ministeriali lo indicano come “causa frequente di insuccessi meccanici e/o biologici”. È il motivo per cui la definitiva passa da una prova di struttura prima di essere finita, e per cui una Toronto fatta bene costa anche in tempo di laboratorio.
Potrebbe interessarti: Perimplantite: come riconoscere un’infezione all’impianto e come si cura
La provvisoria: come è fatta e quanto dura
Nel protocollo a carico immediato, dopo l’inserimento degli impianti, e spesso nella stessa seduta delle estrazioni, si avvita, nella stessa giornata o entro pochi giorni, una protesi provvisoria fissa in resina, costruita su impronte prese in sala o pianificata prima sulla TAC. Serve a non lasciare il paziente senza denti e, cosa meno nota, a solidarizzare gli impianti tra loro mentre l’osso li integra: il Ministero cita proprio la solidarizzazione come risorsa “in presenza di condizioni che compromettano la stabilità primaria”.
Il carico immediato nell’edentulo è documentato: una metanalisi su oltre 13.000 impianti dà sopravvivenze a un anno sopra il 99% con carico immediato, precoce o convenzionale, a condizione di selezionare i casi e di avere una buona stabilità iniziale, nella maggior parte degli studi almeno 30 Ncm di torque all’inserimento. Il Ministero lo definisce possibile “solo in pazienti selezionati e in casi particolari”: se durante l’intervento la stabilità non c’è, si rinvia il carico e si usa una protesi mobile per qualche mese. È una scelta prudente.
La provvisoria resta in genere alcuni mesi, il tempo necessario all’integrazione degli impianti, a volte di più se servono correzioni estetiche o fonetiche prima di copiare il progetto nella definitiva. È la fase con più rotture, perché è in resina e lavora mentre gli impianti guariscono: nel mascellare le complicanze meccaniche riguardano quasi sei provvisorie su dieci, contro una definitiva su quattordici. Per questo nei primi due-tre mesi la dieta resta morbida: niente croste, carne fibrosa, frutta secca o pane duro, e si taglia tutto a pezzi piccoli. Dopo la definitiva si mangia di tutto, con lo stesso buon senso che si userebbe per denti naturali già riparati in passato.
Vuoi approfondire: Implantologia a carico immediato a Firenze
I materiali della definitiva
La definitiva si costruisce dopo l’integrazione degli impianti, con una struttura di sostegno e un rivestimento estetico. Il materiale non cambia la sopravvivenza degli impianti, come ricordano anche le raccomandazioni ministeriali; cambia il tipo di manutenzione che ti aspetta e il prezzo.
| Materiale | Punti di forza | Punti deboli | Riparabilità | Costo relativo |
|---|---|---|---|---|
| Struttura in titanio o lega + denti e gengiva in resina | La Toronto classica: leggera, estetica buona, assorbe i carichi | Usura e scheggiature dei denti nel tempo; i denti in resina si rinnovano dopo alcuni anni | Alta: si ripara in poltrona o in laboratorio | Base |
| Struttura in titanio + composito | Più resistente della resina, estetica migliore | Scheggiature possibili, tende a opacizzarsi | Alta | Media |
| Struttura metallica + ceramica stratificata | Estetica alta, colore stabile | Scheggiature della ceramica, peso, rigidità | Media: riparazioni in composito, rifacimenti costosi | Alta |
| Zirconia monolitica (con gengiva colorata o in ceramica rosa) | Usura minima, fratture rare (1,4% a breve termine), minor rischio di perimplantite nelle metanalisi recenti | Rigida, pesante, dati a lungo termine ancora scarsi; se stratificata con ceramica, scheggiature nel 15% dei casi (Bidra) | Bassa: una frattura di norma richiede il rifacimento | La più alta |
Una regola pratica che si ricava dai numeri: la resina si rompe più spesso ma si ripara facilmente, la zirconia si rompe raramente ma quando succede si rifà. Per un paziente con bruxismo o antagonista in ceramica la zirconia monolitica ha vantaggi concreti; per chi vuole poter aggiustare la protesi in giornata per anni la metallo-resina resta una scelta ragionevole.
Avvitata o cementata?
La Toronto bridge classica è avvitata: viti passano attraverso la protesi e la fissano agli impianti o ai monconi, e i fori vengono chiusi con composito. Esiste anche la versione cementata, con la protesi incollata su monconi avvitati, che evita i fori e in certi casi migliora l’estetica. Le revisioni sistematiche non trovano differenze di sopravvivenza tra le due; le cementate mostrano più complicanze biologiche, in particolare per i residui di cemento sotto la gengiva; le avvitate, quando hanno un problema, lo hanno di tipo tecnico e recuperabile. Per un’arcata completa la differenza decisiva è una: una protesi avvitata si può togliere, riparare, modificare e rimettere; una cementata va tagliata. Per questo nelle riabilitazioni totali l’avvitata è generalmente preferita, e le raccomandazioni italiane confermano che tra le due non ci sono differenze di successo documentate.
La gengiva rosa: perché c’è e quando si può evitare
Quando i denti mancano da anni, l’osso che li sosteneva si riassorbe in modo progressivo e prevedibile, più in fretta nella mandibola e sotto una dentiera. La flangia rosa compensa quel volume perso: senza di essa i denti dovrebbero essere lunghi in modo innaturale per arrivare alla gengiva, e tra un dente e l’altro resterebbero spazi da cui passa aria e cibo. Serve anche a nascondere i punti in cui la protesi incontra gli impianti, che possono stare dove c’è osso e non dove “starebbe bene” il dente.
Si può fare una Toronto senza gengiva finta? Sì, quando l’osso si è riassorbito poco e la linea del sorriso è bassa: in quel caso i denti emergono direttamente dalla gengiva naturale, come in un ponte. È una scelta che si decide sulla TAC e con una prova estetica, non a priori. All’estremo opposto, quando l’atrofia è grave e il labbro ha perso sostegno, le raccomandazioni ministeriali ricordano che una protesi fissa può dare problemi estetici, fonetici e di igiene “di non facile risoluzione”, e che può essere preferibile una soluzione rimovibile con flangia vestibolare. In questi casi la visita serve anche a capire se la Toronto sia la scelta giusta.
Toronto superiore e inferiore: cosa cambia
Nella mandibola l’osso tra i due forami mentonieri è denso e disponibile quasi sempre: quattro impianti bastano nella maggior parte dei casi, la provvisoria a carico immediato è la norma e la flangia è spesso sottile. Il limite è il nervo alveolare, che impone impianti inclinati o corti nelle zone posteriori.
Nel mascellare superiore l’osso è meno denso, il seno mascellare occupa la zona dei molari e il riassorbimento procede verso il palato: più spesso si usano sei impianti, impianti inclinati davanti al seno oppure, nei casi di atrofia grave, impianti zigomatici o pterigoidei. La protesi superiore deve anche gestire la fonetica, perché la lingua appoggia sul suo versante palatale per pronunciare molte consonanti, e la flangia deve sostenere il labbro superiore: è l’arcata in cui una prova estetica e fonetica prima della definitiva conta di più. È anche l’arcata in cui la placca si accumula di più: in uno studio sul lato interno di protesi All-on-4 superiori, il versante palatale aveva tre volte la placca di quello vestibolare.
Manutenzione e durata: cosa serve
La durata di una Toronto è fatta di due cose diverse. Gli impianti, se l’osso resta sano, hanno sopravvivenze oltre il 93-95% a dieci e più anni. La protesi sopra di essi, nelle revisioni, sopravvive nel 97-98% dei casi a dieci anni, ma con le riparazioni che abbiamo visto: i denti in resina si usurano e vanno rinnovati, le viti si controllano, la struttura può durare molto a lungo. Nessuno può garantire una durata; si può dire che le condizioni per farla durare sono note e dipendono per metà dal paziente.
La prima è l’igiene sotto la protesi, che è il punto debole di qualsiasi arcata fissa: la placca si accumula sulla superficie che guarda la gengiva, soprattutto dal lato del palato o della lingua, dove lo spazzolino non arriva. Servono ogni giorno uno scovolino di misura adeguata negli spazi tra gli impianti, un filo per protesi con la parte spugnosa da far passare sotto la struttura, un idropulsore dopo i pasti e uno spazzolino, meglio elettrico, per i denti. Il consenso europeo sulla prevenzione della perimplantite indica il controllo meccanico della placca da parte del paziente come misura efficace, e la mancanza di richiami regolari come fattore di rischio per il passaggio da mucosite a perimplantite.
La seconda sono i richiami professionali, con una frequenza che il dentista fissa in base al rischio individuale, in cui l’igienista pulisce attorno agli impianti con strumenti dedicati e il dentista controlla viti, usura, occlusione e radiografie. Qui va chiarito un punto spesso frainteso. Una protesi avvitata può essere rimossa dal dentista quando serve: per una riparazione, per una mucosite che non si controlla, per rifare la gengiva rosa. Ma lo svitamento periodico “per pulizia” non è una routine raccomandata: le raccomandazioni del Ministero della Salute scrivono che “non deve rappresentare un evento di routine”, perché cicli ripetuti di svitamento e avvitamento deformano le viti e riducono nel tempo l’efficienza del giunto. Si smonta solo quando c’è un motivo clinico.
La terza è il fumo, che nelle metanalisi raddoppia i fallimenti implantari, dal 3,2% al 6,4%, e aumenta le infezioni; e la quarta è il bite notturno per chi digrigna, che protegge denti in resina e viti dai carichi che nessun materiale regge a lungo. Per il resto, con una definitiva ben fatta si mangia normalmente; la storia di Stefano, che ha sostituito un vecchio circolare rotto, racconta come si convive con un’arcata fissa dopo anni di protesi che non funzionavano.
Chi può farla e chi no
Diabete, cardiopatie, osteoporosi e tumori vengono spesso considerati esclusioni. La letteratura dice altro. Le uniche controindicazioni assolute indicate dal Ministero sono le condizioni sistemiche che impediscono qualsiasi chirurgia orale e la crescita scheletrica non completata. Il diabete ben compensato non aumenta i fallimenti in modo significativo, mentre quello scompensato sì. L’osteoporosi non riduce la sopravvivenza degli impianti nelle metanalisi, e i bifosfonati orali a basso dosaggio per l’osteoporosi in genere non compromettono la terapia; richiedono invece attenzione gli antiriassorbitivi ad alte dosi per malattie oncologiche, per il rischio di osteonecrosi, e la radioterapia della testa e del collo, che va valutata con il radioterapista. Le cardiopatie stabili si gestiscono con il cardiologo.
Le controindicazioni relative che contano di più sono quelle che il paziente può cambiare: fumo eccessivo, parodontite non trattata, igiene insufficiente e scarsa collaborazione ai richiami, più l’osso non adatto per quantità e forma, che oggi si affronta con innesti, impianti inclinati o impianti per chi ha poco osso. Il bruxismo non esclude, ma condiziona il progetto. Chi porta una dentiera che non tiene più è, nelle parole del Ministero, un’indicazione elettiva all’implantologia.
Quanto costa una Toronto bridge
Il costo di una riabilitazione ad arcata completa dipende da voci identificabili: la diagnostica tridimensionale, le estrazioni se servono, il numero di impianti, eventuali rialzi del seno o innesti, la provvisoria, la definitiva con il suo materiale e il lavoro del laboratorio, i controlli. Per questo il conto non può fermarsi al costo degli impianti: quattro impianti da soli, nel riferimento tariffario nazionale 2025 dell’Università di Torino, valgono in media circa 1.060 euro ciascuno, e il tariffario non ha una voce per la protesi ad arcata su impianti, che va aggiunta.
Come orientamento, in Italia un’arcata completa fissa su quattro-sei impianti con protesi definitiva in metallo-resina si colloca di solito in una fascia indicativa di 6.000-12.000 euro, e con protesi in zirconia o ceramica di 12.000-25.000 euro; rigenerazioni e rialzi del seno si aggiungono. Sono fasce indicative, non un preventivo: il preventivo nasce dopo la visita e la TAC, con le voci separate. Le spese odontoiatriche sono in genere detraibili al 19% sulla parte che supera i 129,11 euro l’anno, con pagamento tracciabile. Per capire da cosa dipende il prezzo di ogni impianto, la guida su quanto costa un impianto dentale entra nel dettaglio.
Nelle due sedi Dental Factor di Firenze possiamo valutare la tua protesi in visita, anche se è stata realizzata altrove, e spiegarti cosa si può riparare e cosa conviene rifare.
Viale Giovanni Amendola 32A (Firenze Sud) · 055 269 8788
Via Mario Sbrilli 4/6, zona Piazza Dalmazia (Firenze Nord) · 055 049 0583
Fonti
- Brånemark PI, Hansson BO, Adell R, et al. Osseointegrated implants in the treatment of the edentulous jaw. Experience from a 10-year period. Scand J Plast Reconstr Surg Suppl. 1977;16:1-132. PMID 356184.
- Adell R, Lekholm U, Rockler B, Brånemark PI. A 15-year study of osseointegrated implants in the treatment of the edentulous jaw. Int J Oral Surg. 1981;10(6):387-416. PMID 6809663.
- Zarb GA, Symington JM. Osseointegrated dental implants: preliminary report on a replication study. J Prosthet Dent. 1983;50(2):271-276. PMID 6352914.
- Maló P, Rangert B, Nobre M. “All-on-Four” immediate-function concept with Brånemark System implants for completely edentulous mandibles: a retrospective clinical study. Clin Implant Dent Relat Res. 2003;5 Suppl 1:2-9. PMID 12691645.
- Maló P, Rangert B, Nobre M. All-on-4 immediate-function concept with Brånemark System implants for completely edentulous maxillae: a 1-year retrospective clinical study. Clin Implant Dent Relat Res. 2005;7 Suppl 1:S88-S94. PMID 16137093.
- Maló P, de Araújo Nobre M, Lopes A, Ferro A, Botto J. The All-on-4 treatment concept for the rehabilitation of the completely edentulous mandible: a longitudinal study with 10 to 18 years of follow-up. Clin Implant Dent Relat Res. 2019;21(4):565-577. PMID 30924309.
- Maló P, de Araújo Nobre M, Lopes A, Ferro A, Nunes M. The All-on-4 concept for full-arch rehabilitation of the edentulous maxillae: a longitudinal study with 5-13 years of follow-up. Clin Implant Dent Relat Res. 2019;21(4):538-549. PMID 30924250.
- Krekmanov L, Kahn M, Rangert B, Lindström H. Tilting of posterior mandibular and maxillary implants for improved prosthesis support. Int J Oral Maxillofac Implants. 2000;15(3):405-414. PMID 10874806.
- Soto-Peñaloza D, Zaragozí-Alonso R, Peñarrocha-Diago M, Peñarrocha-Diago M. The all-on-four treatment concept: systematic review. J Clin Exp Dent. 2017;9(3):e474-e488. PMID 28298995.
- Tallarico M, Meloni SM, Canullo L, Caneva M, Polizzi G. Five-year results of a randomized controlled trial comparing patients rehabilitated with immediately loaded maxillary cross-arch fixed dental prosthesis supported by four or six implants placed using guided surgery. Clin Implant Dent Relat Res. 2016;18(5):965-972. PMID 26446912.
- Shao WH, Chen R, Wang S, Duan SY, Zhang XD, Tang YL. All-on-4 and All-on-6 implant-supported fixed prostheses for the edentulous jaw: a systematic review and meta-analysis. Int J Oral Maxillofac Surg. 2026;55(9):1098-1112. PMID 42031576.
- Papaspyridakos P, Chen CJ, Chuang SK, Weber HP, Gallucci GO. A systematic review of biologic and technical complications with fixed implant rehabilitations for edentulous patients. Int J Oral Maxillofac Implants. 2012;27(1):102-110. PMID 22299086.
- Papaspyridakos P, Mokti M, Chen CJ, Benic GI, Gallucci GO, Chronopoulos V. Implant and prosthodontic survival rates with implant fixed complete dental prostheses in the edentulous mandible after at least 5 years: a systematic review. Clin Implant Dent Relat Res. 2014;16(5):705-717. PMID 23311617.
- Bozini T, Petridis H, Garefis K, Garefis P. A meta-analysis of prosthodontic complication rates of implant-supported fixed dental prostheses in edentulous patients after an observation period of at least 5 years. Int J Oral Maxillofac Implants. 2011;26(2):304-318. PMID 21483883.
- Bidra AS, Rungruanganunt P, Gauthier M. Clinical outcomes of full arch fixed implant-supported zirconia prostheses: a systematic review. Eur J Oral Implantol. 2017;10 Suppl 1:35-45. PMID 28944367.
- Marinkovic D, et al. Prosthetic and biological complications of metal-zirconia versus metal-acrylic implant-supported screw-retained complete-arch prostheses: a systematic review and meta-analysis. J Clin Exp Dent. 2026;18(5):e704-e715. PMID 42434215.
- Sailer I, Mühlemann S, Zwahlen M, Hämmerle CH, Schneider D. Cemented and screw-retained implant reconstructions: a systematic review of the survival and complication rates. Clin Oral Implants Res. 2012;23 Suppl 6:163-201. PMID 23062142.
- Wittneben JG, Millen C, Brägger U. Clinical performance of screw- versus cement-retained fixed implant-supported reconstructions: a systematic review. Int J Oral Maxillofac Implants. 2014;29 Suppl:84-98. PMID 24660192.
- Papaspyridakos P, Chen CJ, Chuang SK, Weber HP. Implant loading protocols for edentulous patients with fixed prostheses: a systematic review and meta-analysis. Int J Oral Maxillofac Implants. 2014;29 Suppl:256-270. PMID 24660202.
- Derks J, Tomasi C. Peri-implant health and disease: a systematic review of current epidemiology. J Clin Periodontol. 2015;42 Suppl 16:S158-S171. PMID 25495683.
- Jepsen S, Berglundh T, Genco R, et al. Primary prevention of peri-implantitis: managing peri-implant mucositis. J Clin Periodontol. 2015;42 Suppl 16:S152-S157. PMID 25626479.
- Menini M, Setti P, Pera P, Pera F, Pesce P. Peri-implant tissue health and bone resorption in patients with immediately loaded, implant-supported, full-arch prostheses. Int J Prosthodont. 2018;31(4):327-333. PMID 29953561.
- Abi Nader S, Eimar H, Momani M, Shang K, Daniel NG, Tamimi F. Plaque accumulation beneath maxillary All-on-4 implant-supported prostheses. Clin Implant Dent Relat Res. 2015;17(5):932-937. PMID 24461161.
- Tallgren A. The continuing reduction of the residual alveolar ridges in complete denture wearers: a mixed-longitudinal study covering 25 years. J Prosthet Dent. 1972;27(2):120-132. PMID 4500507.
- Naujokat H, Kunzendorf B, Wiltfang J. Dental implants and diabetes mellitus: a systematic review. Int J Implant Dent. 2016;2(1):5. PMID 27747697.
- de Medeiros FCFL, et al. Dental implants in patients with osteoporosis: a systematic review with meta-analysis. Int J Oral Maxillofac Surg. 2018;47(4):480-491. PMID 28651805.
- Stavropoulos A, Bertl K, Pietschmann P, Pandis N, Schiødt M, Klinge B. The effect of antiresorptive drugs on implant therapy: systematic review and meta-analysis. Clin Oral Implants Res. 2018;29 Suppl 18:54-92. PMID 30306695.
- Chrcanovic BR, Albrektsson T, Wennerberg A. Smoking and dental implants: a systematic review and meta-analysis. J Dent. 2015;43(5):487-498. PMID 25778741.
- Chrcanovic BR, Albrektsson T, Wennerberg A. Dental implants in irradiated versus nonirradiated patients: a meta-analysis. Head Neck. 2016;38(3):448-481. PMID 25242560.
- Ministero della Salute. Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia. Edizione 2017, capitoli Implantologia orale e Odontoiatria protesica (Protesi su impianti). Testo integrale (IRIS UniPa)
- Nuzzolese E. Riferimento tariffario odontoiatrico nazionale 2025. Università di Torino, Sezione di Medicina Legale. infodent.it
In sintesi
- La Toronto bridge è una protesi fissa di un'arcata completa, in genere 10-12 denti, con gengiva rosa, avvitata su 4-6 impianti. "All-on-4" e "All-on-6" sono invece le tecniche chirurgiche con cui si posizionano gli impianti: la protesi è la stessa.
- Nelle casistiche a lungo termine la protesi sopravvive nel 98-99% dei casi, ma a dieci anni solo una su dieci è libera da complicanze: scheggiature dei denti, viti allentate o rotte, gengiva infiammata sotto la struttura. Sono problemi quasi sempre riparabili.
- La provvisoria si avvita entro poche ore o pochi giorni sugli impianti appena inseriti ed è la fase con più rotture; la definitiva arriva dopo alcuni mesi.
- L'igiene sotto la protesi è la parte che decide la durata: scovolini, filo per protesi e idropulsore ogni giorno, richiami professionali regolari. Lo svitamento "per pulizia" non è una routine raccomandata.
- Il costo dipende da numero di impianti, materiale della definitiva, eventuali rigenerazioni e provvisoria; il solo riferimento tariffario di quattro impianti supera i 4.000 euro.
Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo sono definiti solo dopo visita e diagnosi.
Le risposte alle domande più comuni
Risposte chiare alle domande che riceviamo più spesso, senza giri di parole. Se non trovi la tua, chiedici direttamente.
-
I più frequenti sono la scheggiatura o frattura dei denti in resina (un terzo delle protesi a cinque anni, due terzi a dieci), l’allentamento o la frattura delle viti, l’infiammazione della gengiva sotto la struttura e, con gli anni, la perdita di osso attorno agli impianti. Nelle prime settimane sono comuni cibo e aria sotto la gengiva rosa e qualche difficoltà di pronuncia. Sono quasi tutti problemi riparabili, ma richiedono controlli e manutenzione.
-
La Toronto bridge è la protesi: un’arcata di denti con gengiva rosa avvitata sugli impianti. All-on-4 e All-on-6 sono le tecniche chirurgiche con cui si inseriscono gli impianti che la sostengono, nell’All-on-4 con i due posteriori inclinati di 30-45 gradi per sfruttare l’osso disponibile. Si può avere una Toronto su quattro impianti inclinati, su sei paralleli o su otto: la protesi è la stessa, cambia il modo in cui è sostenuta.
-
Dipende da impianti, eventuali rigenerazioni, provvisoria e materiale della definitiva. Nel riferimento tariffario nazionale 2025 un impianto con moncone vale in media circa 1.060 euro, e la protesi ad arcata non ha una voce propria. Come orientamento, in Italia un’arcata completa in metallo-resina si colloca in genere tra 6.000 e 12.000 euro, in zirconia o ceramica tra 12.000 e 25.000; sei impianti e le rigenerazioni aumentano l’importo. Il preventivo si definisce dopo visita e TAC, con le voci separate.
-
Sì: una Toronto porta di norma dieci o dodici denti, fino ai primi molari, e quattro impianti bastano quando i due posteriori sono inclinati, perché portano l’appoggio più indietro e riducono la parte di protesi a sbalzo. I confronti tra quattro e sei impianti non mostrano differenze di sopravvivenza; con sei però, se un impianto fallisce, la protesi si salva più spesso.
-
Resta in bocca in genere alcuni mesi, il tempo che serve agli impianti per integrarsi nell’osso, a volte di più se servono correzioni estetiche o fonetiche prima della definitiva. È in resina e lavora mentre gli impianti guariscono: nel mascellare quasi sei provvisorie su dieci hanno almeno una complicanza meccanica, contro una definitiva su quattordici. Nei primi mesi la dieta resta morbida.
-
Quasi sempre avvitata: viti attraversano la protesi e la fissano agli impianti, e i fori si chiudono con composito. Le revisioni non trovano differenze di sopravvivenza con la versione cementata, che però dà più complicanze biologiche per i residui di cemento sotto gengiva e non si può rimuovere senza tagliarla. Una protesi avvitata si toglie, si ripara e si rimette: per un’arcata completa è il vantaggio decisivo.
-
Ogni giorno con scovolini negli spazi tra gli impianti, filo per protesi con parte spugnosa da far passare sotto la struttura, idropulsore dopo i pasti e spazzolino elettrico sui denti, insistendo sul lato del palato o della lingua dove la placca si accumula di più. A questo si aggiungono i richiami professionali. Lo svitamento periodico “per pulizia” non è una routine raccomandata: la protesi si rimuove solo quando c’è un motivo clinico.
-
Le controindicazioni assolute sono poche: condizioni che impediscono qualsiasi chirurgia orale e la crescita non completata. Diabete compensato, osteoporosi e cardiopatie stabili non escludono l’intervento; richiedono attenzione i farmaci antiriassorbitivi ad alte dosi, la radioterapia della testa e del collo, il fumo eccessivo, la parodontite non trattata e un’igiene insufficiente. Il bruxismo non esclude ma condiziona il progetto.