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Estetica Dentale Implantologia

Molare rotto o dente spezzato: cosa fare subito, quando si ricostruisce e quando si toglie

Dott. Paolo Francesco Orlando
molare rotto cosa fare
Indice dei contenuti
  1. Cosa fare subito se si rompe un dente (e cosa non fare)
  2. Perché un molare si rompe, e perché i molari più degli altri denti
  3. Che tipo di rottura è: i livelli di frattura
  4. Molare rotto: fa male? E perché a volte non fa male
  5. Come il dentista decide: ricostruire o estrarre
  6. Come si ricostruisce un molare rotto: le opzioni, con durata e costi
  7. Molare devitalizzato rotto: si può ricostruire?
  8. Dente crepato o spaccato in verticale: cosa cambia
  9. Cosa succede se non curi un molare rotto
  10. Scheggiature, premolari, denti da latte e dente del giudizio
  11. Come ridurre il rischio che si rompa di nuovo
  12. Quando contattare lo studio
  13. Fonti

Succede quasi sempre a tavola. Un boccone come gli altri, un crack che senti più nell’orecchio che nel dente, e la lingua che va a cercare e trova uno spigolo che prima non c’era. A volte il pezzo lo ritrovi nel piatto, a volte ti accorgi solo che un molare è diventato “a metà”. Nelle ore successive la domanda è sempre la stessa: è grave? Si può ricostruire o lo perdo? Dipende da quanto e dove si è rotto, e da che dente era prima di rompersi. In questa guida trovi cosa fare nelle prime ore, come il dentista capisce che tipo di frattura è, con quali criteri decide se ricostruire o estrarre, e cosa costa ogni soluzione.

Cosa fare subito se si rompe un dente (e cosa non fare)

Le prime ore non decidono il destino del dente, ma possono semplificare molto il lavoro del dentista. Se hai recuperato il frammento, non lasciarlo asciugare: mettilo in un contenitore con acqua, soluzione fisiologica o latte. Un pezzo integro di un dente anteriore si può spesso reincollare, e le linee guida internazionali sui traumi dentali prevedono che un frammento rimasto all’asciutto venga reidratato per venti minuti prima dell’incollaggio. Su un molare il reincollo è l’eccezione, ma il frammento serve comunque a capire cosa si è staccato e da dove.

Sciacqua la bocca con acqua tiepida, anche con un cucchiaino di sale. Se lo spigolo taglia la lingua o la guancia, coprilo con un po’ di cera per apparecchi ortodontici, che si trova in farmacia, o in mancanza con una gomma da masticare senza zucchero. Non masticare da quel lato, evita cibi molto caldi, freddi o duri, e se fa male puoi prendere un antidolorifico da banco rispettando le dosi del foglietto. Poi chiama lo studio: per una scheggiatura o una cuspide senza dolore l’appuntamento può aspettare qualche giorno, per un dolore forte, un pezzo che si muove, un sanguinamento dal centro del dente o un dente spostato da un colpo serve una visita in giornata. Per le urgenze a Firenze trovi i riferimenti nella pagina del pronto soccorso dentistico.

Tre cose da non fare, perché peggiorano il quadro: limare lo spigolo con una limetta per unghie o carta vetrata, che scopre altra dentina; usare colle o i kit “ricostruisci il dente da solo” venduti online, che sigillano batteri dentro il dente e rendono più difficile la ricostruzione; ignorare la rottura perché non fa male. Un dente rotto senza dolore è il caso più frequente, e non è il più tranquillo.

Perché un molare si rompe, e perché i molari più degli altri denti

I molari sono i denti che triturano: su di loro passa la forza maggiore della masticazione, decine di chili per ogni morso, migliaia di volte al giorno. Sono anche i denti con più otturazioni, perché i solchi della superficie masticante sono il punto in cui la carie attacca per prima. In uno studio su una popolazione assicurata negli Stati Uniti si registravano tra 70 e 90 fratture complete di cuspide ogni mille persone l’anno, in grande maggioranza sui denti posteriori; nel 95% dei casi la frattura esponeva la dentina, nel 3% arrivava alla polpa e in un caso su quattro scendeva sotto il margine della gengiva. Tra i denti incrinati, in una casistica di oltre duemila casi, i più colpiti erano i secondi e i primi molari inferiori, seguiti dai primi molari superiori; altri studi mettono al primo posto il primo molare superiore. In ogni caso sono i molari, soprattutto dopo i quarant’anni e soprattutto se già restaurati: in una serie coreana sette denti fratturati su dieci avevano un’otturazione.

Le cause si sovrappongono quasi sempre. La carie svuota il dente dall’interno e lascia uno smalto sottile che cede sotto un boccone qualunque: è il caso del “pezzo di dente staccato con la carie dentro”, nero o marrone. Le otturazioni grandi, in amalgama o in composito, sostituiscono tessuto ma non lo rinforzano: più ampia è l’otturazione, più sottili sono le pareti residue, e la cuspide di fianco si stacca. I denti devitalizzati sono più fragili, perché hanno perso il tetto della camera pulpare e molta dentina, e se non sono stati protetti con una corona vengono persi molto più spesso degli altri. Il bruxismo, cioè serrare o digrignare i denti, è associato a incrinature che danno sintomi, anche se non tutti gli studi lo confermano come causa diretta di frattura. Poi ci sono i traumi e i cibi che non ci si aspetta: un nocciolo, un chicco di mais non scoppiato, il ghiaccio, un osso. Quando un dente sembra “rompersi da solo”, in genere si è rotto lungo una crepa che c’era già da mesi e che a quel morso ha completato la sua strada.

Che tipo di rottura è: i livelli di frattura

La parola “rotto” copre situazioni molto diverse, da una scheggia di smalto a una radice spaccata. L’American Association of Endodontists distingue le fratture che corrono lungo l’asse del dente in cinque tipi, dalle semplici linee di incrinatura dello smalto fino alla frattura verticale della radice. Tradotta nel linguaggio del paziente, la scala è questa.

Cosa è successo Cosa vedi e senti Cosa si fa di solito
Scheggiatura dello smalto Spigolo ruvido, nessun dolore o lieve sensibilità; frequente sul bordo laterale del molare Lucidatura dello spigolo o piccola otturazione in composito
Cuspide staccata (“mi si è staccato un pezzo di dente”) Manca una punta del molare, spesso accanto a una vecchia otturazione; sensibile al freddo e al dolce, raramente dolore forte Ricostruzione in composito se il pezzo è piccolo; intarsio con copertura delle cuspidi o corona se è grande
Frattura che arriva alla polpa Dolore forte, spontaneo o al minimo stimolo; a volte un puntino rosso o un sanguinamento al centro del dente Terapia della polpa o devitalizzazione, poi ricostruzione e corona
Dente crepato in verticale (incrinatura incompleta) Linea scura o appena visibile; dolore al freddo e fitta quando rilasci il morso; difficile indicare quale dente fa male Corona o intarsio che “lega” le due metà; devitalizzazione se la polpa è coinvolta; prognosi da seguire nel tempo
Dente spaccato in due (frattura completa) Le due metà si muovono una rispetto all’altra; dolore masticando; a volte gengiva gonfia tra i due pezzi Estrazione nella maggior parte dei casi; se un frammento è piccolo, a volte si toglie solo quello e si ricostruisce il resto
Frattura verticale della radice Quasi solo su denti devitalizzati; dolore sordo, gengiva gonfia, fistola ricorrente, tasca profonda in un punto Estrazione (o rimozione della sola radice fratturata nei molari con più radici)
Rotto sotto la gengiva / “è rimasta solo la radice” La corona è sparita quasi del tutto, il moncone è al livello della gengiva o sotto; spesso dente devitalizzato con perno Dipende da quanta radice sana resta: ricostruzione con perno e corona dopo allungamento di corona clinica o estrusione ortodontica, oppure estrazione e impianto

Nei bambini e nei traumi degli incisivi la classificazione è leggermente diversa e le linee guida distinguono fratture di smalto, di smalto e dentina, con esposizione della polpa e corono-radicolari; il principio è lo stesso, e per i denti da latte rotti la decisione va presa dal dentista pediatrico guardando il dente permanente sottostante.

Molare rotto: fa male? E perché a volte non fa male

Il dolore dipende da quale strato il dente ha scoperto. Lo smalto non sente nulla: una scheggiatura dà al massimo uno spigolo fastidioso per la lingua. La dentina, lo strato sotto, è percorsa da microscopici canalini collegati alla polpa: scoperta, reagisce al freddo, al dolce e all’aria con una fitta breve che passa appena togli lo stimolo. La polpa, il “nervo”, quando viene esposta o irritata dà un dolore intenso, spontaneo, che peggiora di notte e con il caldo. Il dente crepato ha un sintomo suo: una fitta nel momento in cui rilasci il morso, perché le due metà si riavvicinano e pizzicano la polpa; nel registro americano dei denti incrinati meno della metà dava sintomi, e il più frequente era il dolore al freddo, prima ancora di quello alla masticazione.

Poi c’è il caso che preoccupa di più proprio perché non preoccupa: il molare rotto che non fa male. Ha quasi sempre una di due spiegazioni. La prima è che il dente era devitalizzato: la polpa non c’è più, quindi non c’è nulla che possa fare male, e il dente si è rotto in silenzio, spesso durante un pasto normale. La seconda è che la frattura ha portato via smalto e un po’ di dentina, ma la polpa è ancora protetta da uno strato sufficiente. In entrambi i casi il dente va visto in tempi brevi: dentro la frattura entra la placca, la carie progredisce senza avvertire e, nel dente devitalizzato, l’infezione può risalire fino alla radice e manifestarsi mesi dopo con un ascesso o una fistola. “Non fa male” descrive lo stato del nervo, non quello del dente.

Come il dentista decide: ricostruire o estrarre

La visita per un dente rotto ha un obiettivo preciso: capire dove finisce la frattura. Si parte da una radiografia endorale, che mostra la camera pulpare, le radici, le vecchie otturazioni e la carie sotto di esse, ma di solito non mostra le crepe verticali. Per quelle servono altri strumenti: il test del morso su un cilindretto di gomma dente per dente e cuspide per cuspide, che riproduce la fitta al rilascio; la transilluminazione con una luce che si ferma sulla linea di frattura; il colorante che la evidenzia; il sondaggio della gengiva alla ricerca di una tasca stretta e profonda in un solo punto, segno tipico di una radice spaccata. Il test di vitalità al freddo dice se la polpa è viva e se risponde in modo normale. Nei casi dubbi e nel sospetto di frattura radicolare si può aggiungere la TAC cone beam.

Raccolti i dati, la decisione segue pochi criteri. Il primo è quanto dente sano resta sopra la gengiva: una corona ha le migliori probabilità di durare se restano almeno 1,5-2 millimetri di parete dentale sana tutto intorno (anche una ferula parziale è meglio di nessuna), quello che in letteratura si chiama “effetto ferula”, e la sua presenza cambia in modo netto la resistenza di un dente devitalizzato ricostruito. Il secondo è l’integrità della radice: una frattura verticale della radice non si ripara, e il Ministero della Salute la elenca tra le controindicazioni al trattamento endodontico; in quel caso il dente va estratto prima che l’infezione consumi l’osso che servirà per l’impianto. Il terzo è il sostegno parodontale: un dente con poca gengiva e poco osso attorno non regge una ricostruzione impegnativa. Il quarto è la prognosi complessiva: una ricostruzione complessa su un dente che ha buone probabilità di rompersi di nuovo entro pochi anni va messa a confronto con l’alternativa dell’impianto, con il paziente, prima di iniziare.

Quando la frattura è scesa sotto la gengiva ma la radice è sana, ci sono due modi per “far riemergere” il dente e recuperare i millimetri che mancano. L’allungamento di corona clinica è un piccolo intervento parodontale che sposta la gengiva e, se necessario, il bordo dell’osso più in basso, rispettando i circa due millimetri di tessuto di attacco (l’ampiezza biologica) che separano l’osso dal solco gengivale, per cui il margine della ricostruzione va tenuto a circa tre millimetri dalla cresta ossea. L’estrusione ortodontica, invece, tira lentamente fuori la radice con un piccolo apparecchio per alcune settimane, e conserva l’osso: le revisioni la preferiscono quando l’estetica o il sostegno dei denti vicini contano. Sono soluzioni da conoscere, perché ampliano le possibilità di recuperare un molare rotto sotto gengiva.

Come si ricostruisce un molare rotto: le opzioni, con durata e costi

La regola è ricostruire con il minimo necessario, ma non meno del necessario. Un’otturazione su un molare che ha perso una cuspide intera tende a durare poco; una corona su una scheggiatura sacrifica dente sano senza necessità. In mezzo ci sono gli intarsi, che permettono di coprire le cuspidi deboli conservando le pareti ancora buone. I prezzi qui sotto sono fasce di riferimento del mercato italiano: il preventivo reale dipende dal dente, dal materiale e dal laboratorio, e lo studio lo consegna per iscritto dopo la visita.

Soluzione Quando Cosa aspettarsi Fascia di riferimento
Ricostruzione diretta in composito Scheggiature, piccole cuspidi, dente vitale con pareti ancora spesse Una seduta; nelle revisioni le otturazioni posteriori in composito hanno un tasso di fallimento annuo attorno al 2% (3-5% in chi ha molte carie) 90-200 €
Intarsio (onlay/overlay) in ceramica o composito Cuspide persa o indebolita, dente vitale o devitalizzato con pareti conservabili Due sedute (o una con il CAD-CAM in studio); copre le cuspidi deboli senza ridurre tutto il dente; per gli intarsi in composito, durata paragonabile al diretto a 5 e 11 anni in una meta-analisi 400-700 €
Corona (capsula) Perdita estesa, dente crepato, dente devitalizzato Due o tre sedute con provvisorio; sopravvivenza attorno al 94-95% a 5 anni; sui molari si usano metallo-ceramica, disilicato di litio o zirconia 700-1.000 €
Devitalizzazione + perno + corona Frattura che ha raggiunto la polpa, o dente devitalizzato con poca struttura residua Il perno in fibra sostiene la ricostruzione, non rinforza il dente; serve una ferula sana sotto la corona Devitalizzazione 250-400 € (3-4 canali) + perno 200-250 € + corona
Reincollo del frammento Frammento integro, frattura sopra la gengiva, soprattutto denti anteriori Una seduta; sui molari è un’eccezione Come una ricostruzione
Estrazione e sostituzione Radice fratturata, dente spaccato, troppo poco dente residuo Estrazione in anestesia locale; poi impianto con corona o ponte, in genere dopo 2-4 mesi Estrazione 85-150 €; impianto con corona 1.200-2.000 €

Qualche nota pratica. Il composito va bene per molte fratture, ma su un molare che ha perso una cuspide intera accanto a una vecchia otturazione l’AAE indica un restauro, diretto o con copertura delle cuspidi (intarsio o corona), che copra i margini della frattura; quando le pareti residue sono sottili, la copertura è di norma la scelta più prudente, perché un restauro che “abbraccia” il dente ne tiene insieme le pareti. Il perno dentro la radice, che molti pazienti immaginano come un rinforzo, nelle raccomandazioni ministeriali è descritto come un sostegno per il materiale da ricostruzione: la resistenza la danno la dentina residua e la ferula. Nel confronto tra otturazioni dirette e intarsi in composito una meta-analisi non trova differenze nette di durata: la scelta dipende da quanto dente resta e da come è distribuito. Le cifre del riferimento tariffario odontoiatrico nazionale 2025 (Università di Torino) collocano una ricostruzione coronale attorno ai 165 €, un intarsio attorno ai 430, una corona in metallo-ceramica attorno ai 730 e in ceramica integrale attorno agli 860: sono medie, non prezzi. Queste prestazioni sono in genere detraibili al 19% sulla parte che supera i 129,11 € l’anno, con pagamento tracciabile.

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Molare devitalizzato rotto: si può ricostruire?

È una delle situazioni più comuni dietro il “molare rotto senza dolore”, e merita un discorso a parte. Un dente devitalizzato ha perso il tetto della camera pulpare, parte della dentina interna, e spesso aveva già una grande otturazione: questa perdita di struttura lo rende più fragile, e i molari devitalizzati senza corona vengono persi molto più spesso di quelli protetti. In uno studio su oltre duecento denti devitalizzati, quelli non incapsulati sono stati persi a un ritmo sei volte superiore a quelli incapsulati. Nelle revisioni, la sopravvivenza dei denti devitalizzati è tra l’86% e il 93% a distanza di due-dieci anni, e tra i fattori che la migliorano c’è proprio la corona.

Se il tuo molare devitalizzato si è rotto, la domanda utile è quanto dente è rimasto e dove. Con una ferula di almeno 1,5-2 millimetri tutto intorno e una radice integra, la strada è perno in fibra, ricostruzione e corona, con buone probabilità di durata. Se la frattura scende sotto la gengiva su un lato ma la radice è lunga e sana, si valuta l’allungamento di corona o l’estrusione ortodontica prima di rinunciare. Se la radice è spaccata in verticale, se il moncone residuo è troppo corto o se il dente ha già un perno e si è rotto una seconda volta lungo la stessa linea, la ricostruzione ha una prognosi scarsa e l’estrazione con impianto è in genere la scelta più solida. Lo stesso ragionamento vale per il “dente ricostruito che si rompe”: quasi sempre è un dente devitalizzato chiuso con una grande otturazione in composito senza copertura delle cuspidi, e conviene passare a un intarsio o a una corona invece di rifare l’otturazione una terza volta.

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Dente crepato o spaccato in verticale: cosa cambia

Una crepa verticale è una frattura incompleta che parte dalla superficie masticante e scende verso la radice senza aver ancora separato il dente in due. È il quadro più difficile da diagnosticare e il più insidioso, perché la radiografia spesso non la mostra e il paziente fatica a indicare il dente. I segnali sono la fitta al rilascio del morso, la sensibilità al freddo e un dolore che va e viene da mesi. La prognosi dipende da quanto è profonda: se resta nella corona, una corona o un intarsio che la “lega” ferma la progressione nella maggior parte dei casi, e nel registro clinico americano i denti incrinati non trattati mostrano poca evoluzione a un anno e, nell’insieme dei denti seguiti, la frattura completa a tre anni riguarda circa il 3% dei casi (la crepa progredisce nel 12%). Se la crepa coinvolge la polpa, serve la devitalizzazione prima della corona; una revisione del 2020 riporta una sopravvivenza dell’88% a un anno per i denti posteriori incrinati trattati endodonticamente, con una prognosi peggiore quando lungo la crepa si è già formata una tasca gengivale.

Quando la frattura è completa, cioè il dente è spaccato in due metà che si muovono, la situazione è diversa: la linea di frattura è ormai colonizzata dai batteri e scende sotto la gengiva fino alla radice, e il dente di norma si estrae. Fa eccezione il caso in cui uno dei due frammenti è piccolo e l’altro conserva una radice integra: si può rimuovere il frammento mobile e ricostruire il resto. La frattura verticale della radice, infine, riguarda quasi esclusivamente denti devitalizzati, spesso con perno, e si manifesta in modo subdolo con gonfiore, fistola ricorrente e una tasca profonda in un punto solo: non è riparabile, e la diagnosi precoce serve a estrarre il dente prima che l’infezione consumi l’osso attorno.

Cosa succede se non curi un molare rotto

Le conseguenze tendono a seguire un ordine prevedibile. Nei primi giorni, lo spigolo ferisce lingua e guancia e la masticazione si sposta dall’altro lato, affaticando l’articolazione e i denti opposti. Nelle settimane, la dentina scoperta e la frattura si riempiono di placca: la carie avanza in un dente che non si pulisce più, e la sensibilità aumenta. Nei mesi, in un dente vitale la carie o la frattura raggiungono la polpa e compaiono pulpite, poi necrosi e ascesso; in un dente devitalizzato i batteri risalgono nella radice e l’infezione si fa vedere con una fistola o un gonfiore. Nel frattempo la frattura, sotto il carico della masticazione, può estendersi: una cuspide staccata che si poteva ricostruire con un intarsio diventa una frattura sotto gengiva che richiede una corona con allungamento, o un dente da estrarre. Da ultimo, il dente perso lascia un vuoto in cui i denti vicini si inclinano e l’osso si riassorbe, il che rende più complessa anche la sostituzione con un impianto.

Nessuno di questi passaggi è immediato, ed è questo il problema: un molare rotto che non fa male concede tempo, e il tempo viene usato per rimandare. La visita in tempi brevi serve a fermare la sequenza al primo gradino, dove la soluzione è anche la più semplice ed economica.

Scheggiature, premolari, denti da latte e dente del giudizio

Qualche caso particolare che compare spesso tra le domande dei pazienti. Il molare scheggiato lateralmente, con un bordo ruvido ma nessuna cuspide persa, di solito si risolve con una lucidatura o una piccola ricostruzione, ma va comunque controllato con una radiografia se c’è una vecchia otturazione accanto. Il premolare spezzato segue le stesse regole del molare, con una differenza: ha in genere due sole cuspidi, e se ne perde una la copertura con intarsio o corona è quasi sempre necessaria. Il dente da latte rotto si valuta sulla base dell’età del bambino e della vicinanza del dente permanente: si ricostruisce se mancano anni alla permuta, si estrae se è vicino a cadere o se la frattura coinvolge la polpa di un dentino che sta già riassorbendo la radice. Il dente del giudizio rotto, se non ha un antagonista utile e non è in posizione corretta, nella maggior parte dei casi si toglie invece di ricostruirlo. Un dente rotto sotto una capsula esistente, infine, va aperto e valutato: a volte è la capsula che si è scollata, altre volte è il moncone sotto che si è fratturato, e le due situazioni hanno soluzioni opposte.

Come ridurre il rischio che si rompa di nuovo

Dopo una frattura, la prima cosa da fare è chiedersi perché è successa. Se il dente era devitalizzato e scoperto, la corona riduce molto il rischio che succeda di nuovo. Se aveva un’otturazione molto estesa, sostituirla con un intarsio che copre le cuspidi prima che la parete ceda è un investimento sensato, da valutare anche sugli altri molari nelle stesse condizioni. Se serri o digrigni i denti, soprattutto di notte, un bite rigido fatto in studio aiuta a proteggere le ricostruzioni e i denti sani; ne parliamo nella pagina su come smettere di digrignare i denti di notte. Infine, le abitudini: niente ghiaccio, ossa, gusci e noccioli, nessun uso dei denti come utensili, e un controllo con radiografie ogni anno o due per intercettare le carie sotto le vecchie otturazioni prima che il dente si svuoti.

Quando contattare lo studio

Anche senza dolore, non lasciar passare più di qualche giorno; i casi che richiedono la visita in giornata li hai letti sopra. Alla visita porta il frammento, se lo hai conservato, e le radiografie precedenti se le possiedi: confrontarle aiuta a capire se la frattura ha seguito una carie o una vecchia otturazione.

Fonti

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In sintesi

  • Se hai il frammento, tienilo in acqua, soluzione fisiologica o latte. Sciacqua con acqua tiepida, non masticare da quel lato e prendi appuntamento entro pochi giorni; in giornata se il dolore è forte o il pezzo si muove.
  • I molari si rompono più degli altri denti perché sopportano i carichi maggiori, e si rompono soprattutto quelli già otturati o devitalizzati.
  • Un molare rotto che non fa male non è un molare sano: spesso è un dente devitalizzato, oppure la frattura non ha ancora raggiunto la polpa.
  • La maggior parte delle fratture si ricostruisce: otturazione, intarsio con copertura delle cuspidi o corona, a seconda di quanto dente resta sopra la gengiva. Si estrae quando la radice è spaccata in verticale o la frattura scende troppo sotto la gengiva.
  • Rimandare costa: in un dente aperto entrano carie e batteri, e una frattura che si estende può trasformare un dente ricostruibile in un dente da togliere.

Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo sono definiti solo dopo visita e diagnosi.

Domande frequenti

Domande frequenti sul molare rotto

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