Indice dei contenuti
- Cos’è la vite di guarigione (e cosa non è)
- Vite tappo, vite di guarigione e moncone: le differenze
- “Si vede la vite dell’impianto”: quando è normale
- Impianto in una o in due fasi: quando si mette la vite
- Per quanto tempo si tiene la vite di guarigione
- Cosa si mette dopo la vite di guarigione
- Come pulire la vite di guarigione e cosa mangiare
- Fa male, si è svitata, si muove: cosa fare
- Serve l’antibiotico?
- E se la ingoi, o peggio la respiri?
- A chi rivolgersi a Firenze
- Fonti
Torni a casa dopo l’intervento, ti guardi allo specchio e vedi un piccolo cilindro di metallo che spunta dalla gengiva, proprio dove prima c’era il dente. La prima reazione, per molti, è un po’ di preoccupazione: è normale che si veda? Quanto resta lì? E se si muove?
Quasi sempre è la vite di guarigione, ed è lì apposta. Te lo spieghiamo con il Dott. Paolo Francesco Orlando, odontoiatra specialista in Chirurgia Odontostomatologica (Albo degli Odontoiatri di Firenze n. 967).
✓ La vite di guarigione è un piccolo cilindro in titanio avvitato sulla testa dell’impianto, non nell’osso
✓ Serve a dare forma alla gengiva attorno al futuro dente: è normale vederla in bocca
✓ Resta in bocca da qualche settimana a qualche mese, a seconda che l’impianto sia stato messo in una o in due fasi
✓ Quando la gengiva è pronta si toglie, si prende l’impronta e si prepara il moncone con la corona
✓ Se si svita, cade o il dolore aumenta invece di calare, chiama lo studio: non riavvitarla da solo
Cos’è la vite di guarigione (e cosa non è)
La vite di guarigione, che trovi anche con il nome di tappo o pilastro di guarigione, è un piccolo cilindro in titanio che si avvita sulla parte alta dell’impianto e attraversa la gengiva. L’impianto vero e proprio sta nell’osso e non si vede. La vite di guarigione è la parte che sporge, e nell’osso non entra: non ha niente a che fare con le viti usate in ortopedia per le fratture.
Funziona un po’ come l’orecchino che si lascia nel lobo appena bucato perché il buco non si chiuda: mentre la gengiva guarisce, la vite la tiene aperta e le dà la forma del colletto del dente che arriverà. Quando la togli, al suo posto resta un piccolo canale di gengiva già modellato, pronto per ricevere il moncone e la corona.
Vite tappo, vite di guarigione e moncone: le differenze
Sono tre componenti che si avvitano sullo stesso impianto, in momenti diversi. È facile confonderli, anche perché i nomi cambiano da studio a studio.
| Componente | Dove sta | Si vede? | A cosa serve |
|---|---|---|---|
| Vite tappo | Avvitata sopra l’impianto, coperta dalla gengiva | No | Protegge l’interno dell’impianto mentre si lega all’osso |
| Vite di guarigione | Attraversa la gengiva | Sì, sporge di qualche millimetro | Modella la gengiva attorno al futuro dente |
| Moncone (abutment) | Sopra l’impianto, sotto la corona | No, lo copre la corona | Regge la corona definitiva |
“Si vede la vite dell’impianto”: quando è normale
Spesso ce lo chiedono al telefono già il giorno dopo l’intervento. Quasi sempre è tutto a posto.
È normale vedere un cilindretto liscio, di solito di metallo lucido, che esce dalla gengiva nelle settimane dopo l’intervento o dopo la scopertura. È la vite di guarigione, e deve vedersi. A volte la gengiva intorno è un po’ rossa o gonfia nei primi giorni, poi si assesta.
Va fatto controllare, invece, se mesi dopo, magari con la corona già montata, vedi spuntare del metallo sotto il dente o le spire dell’impianto (la parte filettata). Lo stesso vale se la gengiva si ritira, sanguina o fa uscire pus. Questi segni possono indicare una recessione della gengiva o un’infezione attorno all’impianto, la perimplantite, e vanno valutati presto.
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Impianto in una o in due fasi: quando si mette la vite
Ci sono due modi di gestire l’impianto dopo l’inserimento.
In una fase. La vite di guarigione si mette subito, nello stesso intervento dell’impianto, e resta in bocca per tutto il periodo in cui l’impianto si lega all’osso. Non serve un secondo intervento.
In due fasi. L’impianto viene chiuso con la vite tappo e coperto dalla gengiva, che si ricuce sopra. Dopo alcuni mesi si fa la scopertura: in anestesia locale si apre un piccolo accesso nella gengiva, si toglie la vite tappo e si avvita la vite di guarigione. Spesso servono un paio di punti, che si tolgono dopo una settimana o dieci giorni. È un intervento breve, e il fastidio dura di solito un paio di giorni.
Una revisione Cochrane del 2009, basata su pochi pazienti e poi ritirata perché non più aggiornata, non aveva trovato differenze nette tra le due tecniche. La scelta dipende dal caso: per esempio si preferiscono le due fasi quando l’impianto non è ben stabile all’inizio o quando si è fatta anche una rigenerazione dell’osso. Nel carico immediato, invece, al posto della vite di guarigione si mette subito un dente provvisorio.
Per quanto tempo si tiene la vite di guarigione
Online si leggono numeri molto diversi, perché nelle due tecniche i tempi si contano da momenti diversi.
| Cosa cambia | Impianto in una fase | Impianto in due fasi |
|---|---|---|
| Quando si mette la vite | Il giorno dell’impianto | Alla scopertura, dopo alcuni mesi |
| Quanto resta | Per tutto il tempo in cui l’impianto si lega all’osso, di solito due-tre mesi o più; in alcuni casi selezionati anche meno | In genere qualche settimana, il tempo che la gengiva guarisca |
Perché servono settimane anche solo per la gengiva? In uno studio sugli animali, la gengiva attorno all’impianto comincia a richiudersi dopo una-due settimane, ma per diventare matura ne servono sei-otto. È uno dei motivi per cui, prima dell’impronta, si aspetta qualche settimana.
I tempi precisi li decide il dentista in base all’osso, alla zona della bocca e a come sta guarendo la gengiva. La vite di guarigione non si toglie a casa: la rimuove il dentista quando è il momento.
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Cosa si mette dopo la vite di guarigione
Quando la gengiva è pronta, il percorso è di solito questo:
- si svita la vite di guarigione, un gesto che di norma non fa male;
- si prende l’impronta, tradizionale o digitale con lo scanner;
- il laboratorio prepara il moncone e la corona, a volte passando per una corona provvisoria;
- si avvita il moncone e si fissa la corona definitiva.
In genere si cerca di togliere e rimettere i componenti il meno possibile, perché ogni volta la gengiva appena formata si disturba un po’. Quando il pilastro viene smontato più volte, gli studi hanno misurato in media circa 0,2 mm di osso in meno: poco, ma basta per non togliere la vite “per controllare”.
Come pulire la vite di guarigione e cosa mangiare
La vite di guarigione va pulita, esattamente come un dente. Se resta sporca, la placca si accumula proprio sulla gengiva che sta guarendo.
- Nei primi giorni dopo l’intervento segui le indicazioni ricevute: spesso si consiglia un collutorio alla clorexidina per qualche giorno e di non spazzolare la zona dei punti.
- Poi usa uno spazzolino morbido e passalo con delicatezza attorno alla vite, compreso il bordo dove entra nella gengiva.
- Mastica dall’altro lato finché puoi, ed evita per qualche giorno cibi duri o appiccicosi come frutta secca, crosta di pane o caramelle gommose.
- Evita il fumo: rallenta la guarigione della gengiva e aumenta il rischio di problemi all’impianto.
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Fa male, si è svitata, si muove: cosa fare
Dopo il posizionamento della vite o la scopertura, un po’ di indolenzimento è normale: la gengiva viene compressa attorno al cilindro e ha bisogno di qualche giorno per adattarsi. Ci sono però dei segnali per cui è meglio telefonarci.
| Cosa noti | Cosa significa di solito | Cosa fare |
|---|---|---|
| Indolenzimento, gengiva un po’ gonfia nei primi 2-3 giorni | Normale guarigione | Segui le indicazioni e usa l’antidolorifico consigliato |
| La vite gira o si è svitata, ma l’impianto è fermo | La vite si è allentata | Chiama lo studio entro 1-2 giorni: la gengiva può richiudersi sopra |
| La vite è caduta | Si è svitata del tutto | Conservala e chiama lo studio; non rimetterla da solo |
| Dolore che aumenta dopo alcuni giorni, gonfiore, pus, cattivo sapore | Possibile infezione | Telefonaci oggi stesso, non aspettare il controllo |
| Si muove tutto, vite e impianto insieme | L’impianto potrebbe non essersi legato all’osso | Fatti vedere subito |
Una vite che si svita non vuol dire che l’impianto stia fallendo. Sulle viti di guarigione non ci sono statistiche precise. Per dare un’idea, però, anche le viti delle corone definitive si allentano in circa 9 casi su 100 nei primi cinque anni. Di solito basta riavvitarla, ma deve farlo il dentista, con gli strumenti giusti e dopo aver pulito la zona.
Serve l’antibiotico?
Ce lo chiedono spesso, soprattutto dopo la scopertura. Per l’intervento dell’impianto, una singola dose di antibiotico presa prima probabilmente riduce il rischio che l’impianto non attecchisca. Per la scopertura o per il cambio della vite, invece, nessuno studio l’ha mai valutato, e in genere non è necessario. Se hai dolore, gonfiore o febbre, non prenderlo di tua iniziativa: chiama lo studio, così si capisce cosa sta succedendo e se serve davvero.
E se la ingoi, o peggio la respiri?
Succede di rado, per esempio quando si stacca mentre mangi. Nella maggior parte dei casi un oggetto così piccolo e liscio viene espulso naturalmente con le feci. Chiama comunque lo studio: a volte si consiglia una radiografia per sapere dove si trova. Se invece nel momento in cui l’hai persa hai tossito forte o ti sei sentito soffocare, e ora hai tosse, fatica a respirare o dolore al petto, potresti averla inalata: vai al pronto soccorso senza aspettare.
Hai un dubbio sulla tua vite di guarigione? Chiamaci o scrivici su WhatsApp: una foto a volte ci aiuta a capire se serve vederti subito.
A chi rivolgersi a Firenze
Il Dott. Paolo Francesco Orlando, laureato in Odontoiatria all’Università di Siena e specializzato in Chirurgia Odontostomatologica all’Università di Firenze, segue i percorsi implantari nelle due sedi fiorentine: Viale Giovanni Amendola 32A (Firenze Sud) e Via Mario Sbrilli 4/6, zona Piazza Dalmazia (Firenze Nord). Trovi tutte le informazioni sul percorso nella pagina sull’implantologia a Firenze.
Se devi mettere un impianto o hai un dubbio su quello che hai già, contattaci per prenotare una visita.
Fonti
- Esposito M, et al. Interventions for replacing missing teeth: 1- versus 2-stage implant placement. Cochrane Database Syst Rev. 2009;(3):CD006698 (ritirata nel 2018 perché non più aggiornata; non esiste una versione successiva).
- Gallucci GO, et al. Consensus statements and clinical recommendations for implant loading protocols. Int J Oral Maxillofac Implants. 2014;29 Suppl:287-290.
- Gallucci GO, et al. Implant placement and loading protocols in partially edentulous patients: A systematic review. Clin Oral Implants Res. 2018;29 Suppl 16:106-134.
- Berglundh T, et al. Morphogenesis of the peri-implant mucosa: an experimental study in dogs. Clin Oral Implants Res. 2007;18(1):1-8.
- Jung RE, et al. Systematic review of the survival rate and the incidence of biological, technical, and aesthetic complications of single crowns on implants reported in longitudinal studies with a mean follow-up of 5 years. Clin Oral Implants Res. 2012;23 Suppl 6:2-21.
- Koutouzis T, et al. Abutment Disconnection/Reconnection Affects Peri-implant Marginal Bone Levels: A Meta-Analysis. Int J Oral Maxillofac Implants. 2017;32(3):575-581.
- Atieh MA, et al. The One Abutment-One Time Protocol: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Periodontol. 2017;88(11):1173-1185.
- Esposito MA, et al. Interventions for replacing missing teeth: antibiotic prophylaxis for dental implant placement without bone augmentation procedures. Cochrane Database Syst Rev. 2026;9:CD004152.
- Berglundh T, et al. Peri-implant diseases and conditions: Consensus report of workgroup 4 of the 2017 World Workshop. J Clin Periodontol. 2018;45 Suppl 20:S286-S291.
- Tiwana KK, et al. Aspiration and ingestion in dental practice: a 10-year institutional review. J Am Dent Assoc. 2004;135(9):1287-1291.
- Birk M, et al. Removal of foreign bodies in the upper gastrointestinal tract in adults: European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) Clinical Guideline. Endoscopy. 2016;48(5):489-496.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Tempi e indicazioni dopo l’intervento sono quelli che ti ha dato il tuo dentista: in caso di dubbio, chiedi allo studio che ti segue.
Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo sono definiti solo dopo visita e diagnosi.
Domande frequenti sulla vite di guarigione
Risposte chiare alle domande che riceviamo più spesso, senza giri di parole. Se non trovi la tua, chiedici direttamente.
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Dipende da come è stato messo l’impianto. Se è stato messo in una fase, la vite resta per tutto il tempo in cui l’impianto si lega all’osso, di solito due-tre mesi o più. Se è stato messo in due fasi, la vite si avvita alla scopertura e resta in genere qualche settimana, il tempo che la gengiva guarisca. La toglie il dentista quando si prende l’impronta per la corona.
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Sì, se è un cilindretto liscio, di solito di metallo lucido, che esce dalla gengiva nelle settimane dopo l’intervento o dopo la scopertura: è la vite di guarigione e deve vedersi. Va invece fatto controllare se, mesi dopo e magari con la corona già montata, compaiono metallo o spire dell’impianto sotto il dente, o se la gengiva si ritira, sanguina o fa uscire pus.
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La vite tappo chiude l’impianto e resta coperta dalla gengiva mentre l’impianto si lega all’osso: non si vede. La vite di guarigione invece attraversa la gengiva, sporge di qualche millimetro e serve a modellarla attorno al futuro dente. Dopo entrambe arriva il moncone, cioè il pilastro su cui si fissa la corona.
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Quando la gengiva è pronta, il dentista svita la vite di guarigione, prende l’impronta, tradizionale o digitale, e il laboratorio prepara moncone e corona. A volte si passa prima per una corona provvisoria. Alla fine si avvita il moncone e si fissa la corona definitiva sull’impianto.
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Se gira o si è svitata ma l’impianto è fermo, chiama lo studio entro uno-due giorni: la gengiva, senza vite, può richiudersi sopra l’impianto. Se è caduta, conservala. Non riavvitarla da solo: il dentista la rimette con gli strumenti giusti dopo aver pulito la zona. Se invece si muove tutto, vite e impianto insieme, fatti vedere subito.
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Un po’ di indolenzimento e di gonfiore nei primi due-tre giorni sono normali, perché la gengiva viene compressa attorno al cilindro. Di solito passano da soli, con l’antidolorifico consigliato dal dentista. Se il dolore aumenta dopo alcuni giorni invece di calare, o compaiono gonfiore, pus o cattivo sapore, chiama lo studio in giornata: può essere un’infezione.
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Di solito no. L’antibiotico preso prima dell’intervento di impianto probabilmente riduce il rischio che l’impianto non attecchisca, ma per la scopertura o per il cambio della vite nessuno studio ne ha valutato l’utilità, e in genere non si prescrive. Non prenderlo di tua iniziativa: se hai dolore, gonfiore o febbre, chiama lo studio.
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Un oggetto così piccolo e liscio nella maggior parte dei casi viene espulso naturalmente con le feci. Chiama comunque lo studio: a volte si consiglia una radiografia per sapere dove si trova. Se quando l’hai persa hai tossito forte o ti sei sentito soffocare, e ora hai tosse, fatica a respirare o dolore al petto, potresti averla inalata: vai al pronto soccorso.