Indice dei contenuti
- Cos’è una fistola dentale, e perché la chiamano anche gengivale
- Come si riconosce: i sintomi della fistola
- Fistola o ascesso dentale? La differenza
- Le cause: da dove parte l’infezione
- Fistola su un dente devitalizzato: perché succede
- Come si fa la diagnosi
- La fistola gengivale guarisce da sola?
- Come si cura la fistola dentale
- Serve l’antibiotico per la fistola gengivale?
- Tempi e controlli
- Rimedi casalinghi: cosa serve e cosa no
- Pallina bianca sulla gengiva: è sempre una fistola?
- Fistola gengivale e tumore: cosa guardare
- Fistola nei bambini
- Quando contattare lo studio
- Fonti
Risposta breve
La fistola dentale, detta anche gengivale, è il canale attraverso cui un'infezione cronica alla radice di un dente o in una tasca parodontale scarica il pus sulla gengiva. Si presenta come una pallina bianca o rossa che si svuota e si riforma, con poco o nessun dolore. Non guarisce da sola e l'antibiotico da solo non la risolve: si cura eliminando la causa, con devitalizzazione, ritrattamento, apicectomia, terapia parodontale o estrazione.
Te ne accorgi con la lingua, prima che con gli occhi: un rilievo morbido sulla gengiva, sopra un dente, che non c’era. Lo guardi nello specchio ed è una pallina bianca o giallastra, grande come una lenticchia. La premi, esce qualcosa di salato o amaro, e per qualche giorno sparisce. Poi ritorna, nello stesso punto. Non fa male, o fa male poco, e proprio per questo si aspetta. Quella pallina è, nella grande maggioranza dei casi, una fistola dentale: lo sbocco di un’infezione che parte dalla radice di un dente o da una tasca della gengiva e si è scavata una via d’uscita. In questa guida vediamo da dove arriva, come si capisce quale dente la provoca, perché non si chiude da sola e con quali cure si risolve.
Cos’è una fistola dentale, e perché la chiamano anche gengivale
Quando la polpa di un dente muore, di solito per una carie profonda o un trauma, oppure quando una devitalizzazione non ha eliminato tutti i batteri, questi colonizzano il canale radicolare e da lì passano nell’osso attorno alla punta della radice. L’organismo circonda il focolaio e si forma una lesione periapicale, il “granuloma” che il dentista vede come un’ombra scura sulla radiografia. Se l’infezione produce pus e la pressione aumenta, il pus cerca la strada più breve verso l’esterno: attraversa l’osso, poi la gengiva, e si apre con un piccolo foro. Quel tragitto è la fistola; la pallina che vedi è il suo sbocco, con il pus che si raccoglie sotto la mucosa prima di uscire.
Nella classificazione dell’American Association of Endodontists il quadro ha un nome preciso: ascesso apicale cronico, cioè un’infezione di origine pulpare con esordio graduale, poco o nessun dolore e scarico intermittente di pus da un tragitto fistoloso. In uno studio su 393 denti inviati a terapia endodontica, quasi uno su cinque di quelli con una lesione attorno alla radice aveva una fistola. E le lesioni periapicali sono comuni: una revisione del 2021 su oltre 34.000 persone ha stimato che circa metà degli adulti ne ha almeno una, e che riguardano quasi quattro denti devitalizzati su dieci.
“Fistola dentale” e “fistola gengivale” descrivono lo stesso fenomeno: il primo nome guarda all’origine, il secondo al punto in cui si apre, che è quasi sempre la gengiva. La distinzione che conta per la cura è un’altra, ed è tra l’origine endodontica, dalla radice di un dente con la polpa morta, e l’origine parodontale, da una tasca profonda tra dente e gengiva in cui si è formato un ascesso. In una casistica di pazienti con fistola, il 71% aveva un’origine endodontica, e più della metà dei denti coinvolti aveva un’otturazione o una corona rovinata. Capire da quale delle due parti l’infezione sia partita è il primo lavoro del dentista, perché cambia tutta la terapia.
Come si riconosce: i sintomi della fistola
La fistola si presenta come una piccola bolla sulla gengiva, di solito sul versante esterno, davanti alla radice del dente responsabile. Può essere bianca, giallastra o rossa, a seconda che sia piena di pus o appena svuotata; al centro a volte si vede un puntino, l’orifizio. Il paziente la descrive in molti modi: pallina, bollicina, brufolo, pustola sulla gengiva. Spesso riferisce anche un sapore cattivo, salato o amaro, soprattutto al mattino o quando la preme, e talvolta un alito pesante. Il dente di origine può essere più scuro degli altri, avere una vecchia otturazione o una capsula, o essere stato devitalizzato anni prima; a volte è sensibile alla masticazione, altre volte è del tutto silenzioso.
Il dolore manca o è lieve proprio perché la fistola funziona da valvola: finché il pus trova la via d’uscita, la pressione non sale. È il motivo per cui molte persone convivono con una fistola per mesi, e il motivo per cui l’assenza di dolore non va letta come un segno rassicurante. Il dolore forte, con gonfiore della guancia, compare quando il tragitto si ostruisce e l’infezione, non potendo più drenare, diventa un ascesso acuto. Un’altra caratteristica utile: lo sbocco non coincide sempre con il dente malato. Il pus segue la via di minor resistenza e può aprirsi sul palato, sul lato interno della mandibola, qualche dente più in là e, in rari casi, sulla pelle del viso o sotto il mento. Per questo il dente da curare si individua con gli esami, non guardando dove sta la pallina.
Fistola o ascesso dentale? La differenza
Sono due momenti della stessa infezione. L’ascesso dentale è la raccolta di pus chiusa, in pressione: dolore pulsante, gonfiore, a volte febbre. La fistola è ciò che succede quando quel pus si è aperto una via di scarico: il gonfiore si sgonfia, il dolore passa e al suo posto resta una bollicina che perde. Un ascesso gengivale può evolvere in fistola e una fistola che si tappa può tornare ascesso. Lo scarico spontaneo, quindi, è una tregua e non una guarigione.
Le cause: da dove parte l’infezione
Alla base c’è sempre un focolaio infettivo che l’organismo non riesce a eliminare. Le situazioni che lo creano sono poche e ben riconoscibili, e per ciascuna esiste un esame che la conferma.
| Causa | Cosa si osserva | Come si conferma |
|---|---|---|
| Carie profonda o trauma con morte della polpa | Dente mai devitalizzato, spesso scurito o con una grossa otturazione; può non fare male da tempo | Test di vitalità al freddo (nessuna risposta) e radiografia periapicale con ombra attorno alla radice |
| Dente devitalizzato con infezione residua | Fistola comparsa mesi o anni dopo la cura canalare, o mai scomparsa dopo di essa | Radiografia con cono di guttaperca nella fistola; nei dubbi TAC cone beam |
| Frattura verticale della radice | Quasi sempre su dente devitalizzato, più spesso se porta un perno; tasca stretta e profonda in un solo punto, a volte più fistole | Sondaggio, radiografia con alone a “J” lungo la radice, TAC cone beam o ispezione diretta |
| Tasca parodontale con ascesso | Dente vivo che risponde al freddo, gengiva che sanguina, tartaro sotto gengiva, mobilità | Sondaggio parodontale (tasca larga e profonda) e radiografia con perdita d’osso laterale |
| Lesione combinata endo-parodontale | Dente con polpa morta e tasca che comunica con la lesione della radice | Test di vitalità più sondaggio; prognosi peggiore se c’è frattura o perforazione |
| Residuo di radice, dente del giudizio semi-incluso, dente da latte necrotico | Fistola in una zona senza denti, dietro l’ultimo molare o sopra un dentino nei bambini | Radiografia |
Il fumo, il diabete non controllato e le terapie che abbassano le difese non creano la fistola, ma rendono più probabile che un’infezione cronica si mantenga e più lenta la guarigione dopo la cura. Dillo al dentista alla prima visita, perché incide sulle scelte terapeutiche.
Fistola su un dente devitalizzato: perché succede
È la domanda più frequente che riceviamo su questo tema, e quasi sempre arriva con una punta di delusione: “ma il dente l’avevo già curato”. Un dente devitalizzato ha ancora la radice, e la radice può ancora infettarsi. Il trattamento canalare, quando è eseguito correttamente e il dente è richiuso con un restauro a tenuta, guarisce la lesione in circa l’80% dei casi; nel resto l’infezione resta o si ripresenta. Le cause più comuni sono quattro: un canale non trovato o non pulito fino in fondo, perché l’anatomia delle radici è spesso più complicata di quanto appaia in radiografia; un’otturazione canalare corta o non sigillata; una corona o un’otturazione che si è aperta ai margini e ha fatto rientrare i batteri dall’alto, anche anni dopo; una frattura della radice, che nei denti devitalizzati con perno è più frequente che altrove.
Se la fistola compare subito dopo una devitalizzazione, o era già presente e non se n’è andata, il dato da tenere a mente è il tempo. In uno studio su 72 denti con fistola, trattati o ritrattati, il tragitto si è chiuso entro un mese nel 94% dei casi; in un altro lavoro il tempo medio di chiusura è stato attorno a una settimana. Una fistola che è ancora lì dopo quattro-otto settimane dalla cura canalare fa sospettare che qualcosa non abbia funzionato: va rivisto il trattamento oppure cercata una frattura. Le opzioni sono tre, e vanno in ordine. Il ritrattamento del canale per via ortograda, cioè riaprendo il dente dall’alto, togliendo la vecchia otturazione e pulendo di nuovo: nelle revisioni sistematiche guarisce il 77-80% dei casi, ed è la prima scelta quando il canale è accessibile. L’apicectomia, cioè la rimozione chirurgica della punta della radice e della lesione, con sigillo dal basso: si sceglie quando il ritrattamento è impraticabile o è già fallito, per esempio con un perno lungo, una capsula nuova, un canale calcificato o uno strumento rotto. L’estrazione, quando la radice è fratturata o il dente non ha più struttura sufficiente per reggere una ricostruzione.
Due casi particolari. Una fistola sotto un ponte o sotto una capsula parte quasi sempre da uno dei denti pilastro: si cura il dente, e se la protesi è recente si può operare attraverso di essa senza smontarla. Una fistola dopo apicectomia fa pensare che la lesione non sia guarita o che la radice sia fratturata: va rivalutata con una radiografia e, spesso, con una TAC cone beam prima di decidere se ripetere la chirurgia o estrarre.
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Come si fa la diagnosi
La visita per una fistola segue una sequenza precisa, e ogni passaggio serve a rispondere a una domanda. Il test di vitalità, con un batuffolo freddo o un piccolo stimolo elettrico, dice se la polpa del dente sospetto è viva: un dente che non risponde ha la polpa morta ed è il primo indiziato; un dente che risponde normalmente sposta il sospetto su un’origine parodontale o su un altro dente. Il sondaggio parodontale misura la profondità del solco attorno al dente: una tasca larga e profonda con sanguinamento indica parodontite; una tasca strettissima e profonda in un solo punto fa pensare a una frattura della radice. La radiografia periapicale mostra la lesione attorno alla radice, la qualità di un’eventuale cura canalare precedente e la presenza di perni o carie sotto le otturazioni.
Il passaggio specifico per la fistola è il tracciamento con il cono di guttaperca: un sottile cono flessibile di materiale radiopaco viene inserito, di norma senza anestesia e con un fastidio minimo, nell’orifizio della fistola fino a che si ferma; si scatta la radiografia e il cono indica la radice da cui parte il tragitto. Riduce il rischio di attribuire la fistola al dente sbagliato, soprattutto quando lo sbocco è lontano dall’origine. Nei casi dubbi, nei ritrattamenti e nel sospetto di frattura, la TAC cone beam aggiunge la terza dimensione; la linea guida europea del 2023 la riserva ai casi dubbi anziché alla routine, anche perché sui denti già devitalizzati tende a mostrare lesioni che non sempre hanno un significato clinico.
La fistola gengivale guarisce da sola?
No. Può sembrare che guarisca, perché ogni volta che si svuota la bollicina scompare per giorni o settimane. Ma il tragitto resta aperto sotto la mucosa e il focolaio alla radice continua a produrre pus, perché i batteri stanno dentro il canale, dove né le difese dell’organismo né i farmaci arrivano in concentrazione utile. L’unica cosa che chiude una fistola in modo stabile è la rimozione della causa.
Cosa succede a una fistola trascurata dipende dai tempi. Nei mesi, la lesione all’apice si allarga e consuma osso, che poi mancherà se il dente andrà sostituito con un impianto. In qualsiasi momento il tragitto può ostruirsi e l’infezione trasformarsi in un ascesso acuto, con dolore, gonfiore del viso e talvolta febbre, che va trattato d’urgenza. Un dente devitalizzato che perde osso e struttura per un’infezione trascurata può passare da curabile a da estrarre, soprattutto se nel frattempo si frattura la radice. Sono scenari evitabili con una visita. Nel frattempo, due cose da non fare: non schiacciare la fistola per svuotarla e non pungerla con aghi o altro, perché si rischia di spingere i batteri più in profondità e di infettare la mucosa. Una fistola è raramente pericolosa nell’immediato; lo diventa se viene trascurata a lungo.
Come si cura la fistola dentale
La terapia non si rivolge alla pallina, che è solo un sintomo, ma al focolaio che la alimenta. La scelta dipende dall’origine e dalle condizioni del dente.
| Terapia | Quando si usa | Cosa aspettarsi |
|---|---|---|
| Devitalizzazione (trattamento canalare) | Dente con polpa morta mai trattato | 1-2 sedute; fistola chiusa di norma entro un mese; guarigione dell’osso nell’arco di mesi, controllata in radiografia a un anno; guarigione 68-85% nelle revisioni |
| Ritrattamento canalare | Dente già devitalizzato con infezione persistente e canali accessibili | 2-3 sedute, spesso al microscopio; guarigione 77-80%; nuova corona se la vecchia era infiltrata |
| Apicectomia (chirurgia endodontica) | Ritrattamento impraticabile (perni, capsule, canali calcificati) o fallito | Intervento ambulatoriale in anestesia locale, 45-90 minuti; con microscopio, ultrasuoni e sigillo in MTA il successo nelle meta-analisi è attorno al 90%; controlli radiografici ogni 6 mesi per 2 anni |
| Terapia parodontale | Fistola da ascesso in una tasca, con dente vivo | Drenaggio, pulizia e levigatura sotto gengiva, poi cura della parodontite; la fistola si chiude di norma in pochi giorni o settimane |
| Estrazione | Radice fratturata, dente non ricostruibile, residuo radicolare | La fistola si chiude di norma entro poche settimane, con la guarigione dell’alveolo; si programma la sostituzione con impianto o ponte |
| Denti da latte | Fistola su un dentino con la polpa morta | Terapia della polpa o estrazione, per proteggere il dente permanente che si sta formando sotto |
La devitalizzazione e il ritrattamento si eseguono in endodonzia con isolamento del dente, strumenti meccanici, lavaggi disinfettanti e sigillo tridimensionale dei canali; nei ritrattamenti il microscopio operatorio serve a trovare i canali che la prima volta erano sfuggiti. L’apicectomia moderna, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute, si fa con sistemi ingrandenti, preparazione della cavità retrograda a ultrasuoni e sigillo con cementi biocompatibili tipo MTA; la vecchia tecnica con l’amalgama non è più indicata, e la differenza si vede nei numeri delle meta-analisi, dal 59% di successo della tecnica tradizionale al 94% della microchirurgia. Nel confronto tra ritrattamento e chirurgia, la chirurgia dà risultati migliori nei primi anni e il ritrattamento a lungo termine: per questo, quando il canale è accessibile, si prova prima dall’alto.
Serve l’antibiotico per la fistola gengivale?
Di norma no, e questa non è un’opinione dello studio ma la posizione scritta delle società scientifiche. La Società Europea di Endodonzia elenca l’ascesso apicale cronico, cioè il dente con fistola e radiotrasparenza, tra le situazioni in cui l’antibiotico sistemico non è indicato, insieme alla necrosi pulpare e all’ascesso localizzato senza segni generali. Il motivo è semplice: i batteri sono dentro un canale senza circolazione sanguigna, dove il farmaco non arriva; l’antibiotico può ridurre per qualche giorno l’infiammazione attorno, far sparire la pallina e dare l’illusione di aver risolto, mentre il focolaio resta intatto e il tragitto si riapre alla fine della terapia. Nel frattempo si è esposto il paziente a effetti indesiderati e si è contribuito alle resistenze batteriche.
L’antibiotico ha un ruolo preciso, come supporto alla cura del dente e non al suo posto, quando l’infezione dà segni generali: febbre sopra i 38 gradi, malessere, linfonodi ingrossati, difficoltà ad aprire la bocca, gonfiore che si estende al viso o al collo, oppure in pazienti con difese immunitarie compromesse. La scelta della molecola e della durata spetta al dentista dopo la visita. Non prendere antibiotici avanzati in casa per una pallina sulla gengiva: oltre a non servire, possono confondere il quadro al momento della diagnosi.
Tempi e controlli
Dopo la rimozione della causa, la fistola smette di drenare in pochi giorni e si chiude in gran parte dei casi entro un mese; il foro guarisce senza lasciare segni. L’osso attorno alla radice ha tempi diversi: le linee guida europee prevedono un controllo clinico e radiografico a un anno, con un esito favorevole se non ci sono sintomi, la fistola è assente e la radiografia mostra un legamento normale attorno alla radice. Se la lesione si è ridotta ma non è scomparsa, si continua a seguirla fino a quattro anni. Una fistola che ricompare dopo la cura va vista senza aspettare.
Rimedi casalinghi: cosa serve e cosa no
Nei giorni che precedono l’appuntamento, sciacqui con acqua tiepida e sale o con un collutorio antisettico per il tempo indicato dal dentista tengono pulita la mucosa attorno all’orifizio, e un antidolorifico da banco gestisce il fastidio se c’è. Nulla di questo cura la fistola. Impacchi di aglio, oli essenziali, bicarbonato, argilla e simili non hanno effetto sul focolaio alla radice e in alcuni casi irritano la gengiva. Continua a spazzolare anche la zona della fistola, con delicatezza: la placca peggiora l’infiammazione.
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Pallina bianca sulla gengiva: è sempre una fistola?
No, anche se è la causa più frequente di una bolla che compare sopra un dente e si svuota. Altre lesioni possono assomigliarle, e la differenza si gioca su pochi dettagli: se contiene pus, se fa male, quanto dura, se è attaccata a un dente.
| Lesione | Come si presenta | Cosa fare |
|---|---|---|
| Fistola | Pallina bianca o rossa sopra una radice, si svuota di pus e si riforma, poco dolore, dura settimane o mesi | Visita entro pochi giorni per trovare il dente responsabile |
| Ascesso gengivale o parodontale | Gonfiore rosso, teso e dolente alla pressione, spesso con gengiva che sanguina; può evolvere in fistola | Visita in giornata o entro 48 ore |
| Afta | Ulcera piatta con fondo bianco-giallastro e bordo rosso, molto dolente, più spesso sulla mucosa mobile che sulla gengiva; nessun pus | Guarisce da sola in 7-14 giorni; se dura di più, visita |
| Cisti gengivale, mucocele | Bolla traslucida o bluastra, morbida, indolore, che non drena pus; il mucocele è tipico del labbro inferiore | Visita senza urgenza; rimozione se persiste |
| Epulide, fibroma, granuloma piogenico | Escrescenza solida rosa o rossa tra due denti o sul margine della gengiva, che cresce lentamente e può sanguinare; frequente in gravidanza | Visita; rimozione ed esame istologico |
| Nei neonati e bambini: perle di Epstein, cisti da eruzione | Puntini bianchi duri sul palato o sulla gengiva del lattante, o bolla bluastra sopra un dente che sta per spuntare | Si risolvono da sole; controllo dal pedodontista se dubbi |
| Lesione da far vedere subito | Placca bianca o rossa, ulcera o indurimento che non drena, non regredisce in 2-3 settimane, sanguina al tocco, con dente che si muove senza motivo o linfonodi del collo ingrossati | Visita entro pochi giorni; se serve, biopsia |
Fistola gengivale e tumore: cosa guardare
Molte ricerche online su questo argomento nascono dalla paura che la pallina sia qualcosa di grave. La fistola è un’infezione, con una causa che si dimostra con il test di vitalità e con la radiografia, e che risponde alla cura. I tumori della gengiva sono rari e si comportano in modo diverso: non drenano pus, non vanno e vengono, tendono a presentarsi come un’ulcera, un indurimento o una placca che cresce e non guarisce, a volte con un dente che diventa mobile senza una ragione parodontale. L’Istituto Superiore di Sanità consiglia di farsi vedere da un medico o da un dentista quando una lesione della bocca persiste per più di tre settimane; l’AIRC ricorda che una ferita che non si rimargina o un gonfiore persistente, anche se non fa male, vanno esaminati. Se la bolla ha le caratteristiche della fistola, la cura del dente di norma la fa scomparire, e con lei il dubbio; se non ha una causa dentale dimostrabile o non regredisce dopo la terapia, il dentista preleva un frammento per l’esame istologico. È un controllo semplice, che nella maggior parte dei casi serve a escludere il dubbio.
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Fistola nei bambini
Nei bambini la fistola compare quasi sempre sopra un dente da latte con la polpa morta, per una carie estesa o per un trauma sui denti davanti. La bollicina si vede sulla gengiva all’altezza della radice, e spesso il bambino non si lamenta. Non va aspettata la caduta naturale del dentino: sotto la radice si sta formando il dente permanente, e un’infezione cronica a quel livello può danneggiarne lo smalto. In presenza di fistola le raccomandazioni ministeriali escludono le terapie conservative della polpa come la pulpotomia: si valuta la terapia completa dei canali, se il dente è recuperabile e lontano dalla permuta, oppure l’estrazione con eventuale mantenitore di spazio.
Quando contattare lo studio
Una pallina sulla gengiva che dura più di una settimana, che si svuota e si riforma, o che compare sopra un dente devitalizzato, merita una visita nel giro di pochi giorni: non è un’urgenza, ma con il passare dei mesi la lesione consuma osso. Diventa un’urgenza se compaiono dolore forte, gonfiore della guancia o febbre: in quel caso chiama in giornata. Alla visita porta, se le hai, le radiografie precedenti del dente: confrontarle con quelle nuove aiuta a capire da quanto tempo la lesione è lì e come sta evolvendo.
Nelle due sedi Dental Factor di Firenze la visita per una fistola comprende il test di vitalità, il sondaggio e la radiografia con tracciamento del tragitto, con l’obiettivo di individuare il dente responsabile già alla prima seduta e proporti il percorso di cura.
Viale Giovanni Amendola 32A (Firenze Sud) · 055 269 8788
Via Mario Sbrilli 4/6, zona Piazza Dalmazia (Firenze Nord) · 055 049 0583
Per le urgenze con dolore e gonfiore: pronto soccorso dentistico.
Fonti
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- Fondazione AIRC. Tumore della bocca. airc.it
In sintesi
- La fistola è il canale di scarico di un'infezione cronica: nella maggior parte dei casi parte da un dente con la polpa morta, in altri da una tasca parodontale.
- Il segno tipico è una pallina sulla gengiva che si svuota e si riforma, con poco o nessun dolore. L'assenza di dolore non significa che l'infezione sia ferma.
- Non guarisce da sola: si chiude e si riapre finché resta la causa. L'antibiotico da solo non la risolve e nella fistola cronica non è indicato.
- Si cura togliendo la causa: devitalizzazione o ritrattamento del canale, apicectomia, terapia parodontale, estrazione se il dente è fratturato. Dopo la cura la fistola si chiude di solito entro un mese.
- Una lesione della bocca che non drena pus e non regredisce in 2-3 settimane va fatta vedere, anche se non fa male.
Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo sono definiti solo dopo visita e diagnosi.
Domande frequenti sulla fistola dentale
Risposte chiare alle domande che riceviamo più spesso, senza giri di parole. Se non trovi la tua, chiedici direttamente.
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No. La bollicina può sparire per giorni o settimane ogni volta che si svuota, ma il tragitto resta aperto e il focolaio alla radice continua a produrre pus. Si chiude in modo stabile solo quando si elimina la causa: dopo la cura del dente, in oltre nove casi su dieci la fistola scompare entro un mese, spesso in una settimana.
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Perché la radice può infettarsi anche dopo la devitalizzazione: un canale non trovato o non pulito fino in fondo, un’otturazione canalare corta, una corona che si è aperta ai margini o una frattura della radice. Circa quattro denti devitalizzati su dieci hanno una lesione alla radice. Si risolve con il ritrattamento del canale, con l’apicectomia se il canale non è accessibile, o con l’estrazione se la radice è fratturata.
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Di norma no. La Società Europea di Endodonzia elenca il dente con fistola e lesione alla radice tra i casi in cui l’antibiotico non è indicato: i batteri stanno dentro il canale, dove il farmaco non arriva, e il tragitto si riapre a fine terapia. L’antibiotico si aggiunge alla cura del dente solo se ci sono febbre, malessere, linfonodi ingrossati, gonfiore che si estende o difese immunitarie ridotte.
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La lesione alla radice si allarga e consuma osso, che mancherà se il dente andrà sostituito con un impianto. Il tragitto può ostruirsi e l’infezione trasformarsi in un ascesso acuto con dolore, gonfiore del viso e febbre. Nei denti devitalizzati l’infezione trascurata riduce le possibilità di salvare il dente. Nei bambini può danneggiare il dente permanente che si forma sotto quello da latte.
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Sono due fasi della stessa infezione. L’ascesso è la raccolta di pus chiusa e in pressione: dolore pulsante, gonfiore, a volte febbre. La fistola è la via di scarico che il pus si è aperto: il gonfiore si sgonfia, il dolore passa e resta una bollicina che perde. Una fistola che si tappa può tornare ascesso.
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Raramente. La fistola drena pus, va e viene e ha una causa dentale che si dimostra con il test di vitalità e la radiografia. I tumori della gengiva si presentano come un’ulcera, una placca bianca o rossa o un indurimento che non drena, non regredisce e a volte sanguina o rende mobile un dente. Una lesione della bocca che persiste oltre 2-3 settimane va fatta vedere, anche se non fa male; se serve, il dentista preleva un frammento per l’esame istologico.
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Con il test di vitalità al freddo, che individua il dente con la polpa morta, il sondaggio della gengiva e la radiografia. Il dentista inserisce nell’orifizio della fistola un sottile cono di guttaperca e scatta la radiografia: il cono indica la radice da cui parte il tragitto, utile perché lo sbocco è spesso lontano dal dente malato. Nei casi dubbi si aggiunge la TAC cone beam.
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In uno studio su 72 denti, nel 94% dei casi la fistola si è chiusa entro un mese dalla cura canalare; il tempo medio in un altro lavoro è stato di circa una settimana. L’osso attorno alla radice guarisce in tempi più lunghi e si controlla con una radiografia a un anno. Una fistola ancora presente dopo quattro-otto settimane va rivalutata: può servire un ritrattamento o esserci una frattura.