Per ogni dente perso, +1,4% di rischio per la memoria. Tranne per un gruppo di persone.
Indice dei contenuti
- L’eccezione, subito
- Lo studio, in tre numeri
- Il patto di onestà: cosa NON dice lo studio
- Perché denti e memoria potrebbero essere collegati
- 1. Masticare tiene acceso il cervello
- 2. Chi non mastica mangia peggio, senza accorgersene
- 3. Le gengive infiammate
- 4. La tavola vuota
- Il test dei cinque segnali
- Perché non rimandare (il motivo vero, non quello pubblicitario)
- Le strade per tornare a mangiare di tutto
- Cosa cambia, in concreto
- Le frasi che sento ogni settimana (e cosa rispondo)
- Se stai leggendo per tua madre (o tuo padre)
- Cosa succede alla prima visita
- Fonti
Di Dott. Paolo Francesco Orlando, Direttore Sanitario di Dental Factor, Firenze · Lettura: 6 minuti · Aggiornato: novembre 2026
Da qualche anno, quando una figlia accompagna la madre nel mio studio, faccio una domanda che non c’entra con i denti.
«Cosa mangia a cena, sua mamma?»
La risposta è quasi sempre la stessa. Minestrina. Purè. Formaggio molle. “Cose che non deve masticare.”
E quasi sempre la figlia aggiunge, un po’ in colpa: «Ma lei dice che sta bene così».
Nessuno lo decide. Succede piano. Prima sparisce la crosta del pane. Poi la bistecca. Poi la mela diventa mela cotta. Ci si abitua. E l’abitudine sembra innocua.
Poi ho letto uno studio che mi ha fatto cambiare domanda. Te lo racconto in ordine: prima la risposta che stai cercando, poi i numeri, poi quello che lo studio non dice, che è la parte che mi interessa di più.
L’eccezione, subito
Nello studio, chi aveva perso denti aveva più rischio di declino cognitivo. Tranne un gruppo: le persone che avevano sostituito i denti mancanti. Tra loro, quell’aumento di rischio non si vedeva più.
Stessa età. Stessi denti persi. Rischio diverso. La differenza non era quanti denti mancavano, ma se erano stati rimpiazzati.
Pensa alla cena di ieri sera di tua madre. Tienila a mente mentre leggi i numeri.
Lo studio, in tre numeri
Nel 2021 un gruppo di ricercatori della New York University ha riunito 14 studi che avevano seguito per anni 34.074 adulti. Si chiama meta-analisi: non un singolo studio, ma la somma di tutti quelli disponibili.
- +1,4% di rischio di compromissione cognitiva per ogni dente perso.
- +54% per chi li aveva persi tutti.
- +55% per chi aveva perso denti senza sostituirli. Per chi li aveva sostituiti con una protesi: nessun aumento statisticamente rilevante. Nel comunicato della NYU: compromissione cognitiva nel 23,8% dei primi, contro il 16,9% dei secondi.
Gli autori definiscono la qualità delle prove “moderata”: abbastanza solida da meritare attenzione, non abbastanza da trarne certezze. Ed è qui che devo fermarti.
Il patto di onestà: cosa NON dice lo studio
Prima di andare avanti, quattro cose chiare, perché su questo tema circolano troppe promesse.
- È un’associazione, non una causa. Due cose vanno insieme; non è dimostrato che una provochi l’altra.
- Non dice che impianti o dentiere proteggano dalla demenza. Gli stessi autori scrivono che nessun meccanismo ha ancora prove sufficienti.
- Ha contato “protesi sì / protesi no”. Non ha misurato quanto bene quella protesi masticava. Torneremo su questo punto, perché è quello che conta davvero.
- Potrebbe funzionare anche al contrario: chi inizia a perdere memoria cura meno la bocca e perde più denti.
Quindi, se qualcuno ti promette che gli impianti “salvano la memoria”, cambia strada. Non lo dice la scienza e non lo dico io. Quello che lo studio dice è più semplice, e secondo me più utile: la bocca non è un pezzo staccato dal resto del corpo. E quello che succede a tavola non resta a tavola.
Perché denti e memoria potrebbero essere collegati
Tre ipotesi le propongono gli autori dello studio; la quarta arriva da un’altra parte della ricerca. Mentre leggi, guarda quante ne riconosci nella persona a cui stai pensando.
1. Masticare tiene acceso il cervello
Masticare attiva zone del cervello legate alla memoria, come l’ippocampo, e aumenta il flusso di sangue verso il cervello. Negli studi sugli animali, la perdita dei molari è seguita da una perdita di neuroni proprio in quelle zone. Una bocca che non mastica è un interruttore che resta spento tre volte al giorno.
2. Chi non mastica mangia peggio, senza accorgersene
Non per scelta: per necessità. Meno fibre, meno proteine, meno vitamine. Dieci anni di “cose morbide” sono dieci anni di carenze piccole che si sommano. Cervello compreso.
3. Le gengive infiammate
La parodontite (la piorrea) è la prima causa di perdita dei denti negli adulti e tiene accesa un’infiammazione cronica in tutto il corpo. Un batterio tipico delle gengive malate, il Porphyromonas gingivalis, è stato trovato anche nel cervello di pazienti con Alzheimer. È un filone di ricerca aperto, non una conclusione; ma è il motivo per cui in studio curiamo le gengive prima ancora di parlare di impianti.
4. La tavola vuota
Questa non è nello studio della NYU, ma nella lista dei fattori di rischio modificabili per la demenza della Lancet Commission: l’isolamento sociale. Chi si vergogna della propria bocca dice di no alla cena con le amiche, al pranzo di battesimo, al ristorante con i nipoti. Mangia da sola, in fretta, cose morbide. Non è medicina. È vita. Ed è la strada che vedo più spesso, e che nessuno mette nelle statistiche.
Il test dei cinque segnali
Lo studio ha contato chi aveva “una protesi”. Ma una protesi che c’è e non lavora fa mangiare morbido lo stesso. Conta quanti di questi segnali riconosci:
- Si evitano la crosta del pane, la carne, la mela intera.
- Si usa l’adesivo per la dentiera ogni giorno.
- Si mastica solo da un lato.
- La protesi è stata ribasata più volte in pochi anni.
- Il cibo si taglia a pezzetti piccoli “per abitudine”.
Tre su cinque vuol dire che quella bocca sta facendo finta di masticare. E allora la domanda da farsi non è “quanto costa un impianto”, ma: “la sua bocca mastica davvero?”. A questa si risponde in una visita di 45 minuti.
Scrivi INFO su WhatsApp: ti diciamo quali esami portare alla prima visita e cosa aspettarti. Nessun impegno, risponde una persona dello studio, non un robot.
Perché non rimandare (il motivo vero, non quello pubblicitario)
Non ti dirò “affrettati”. Ti dico una cosa misurata: sotto una dentiera, l’osso della mandibola continua a ridursi anno dopo anno, perché non ha più radici che lo stimolano. Uno studio durato venticinque anni lo ha documentato millimetro per millimetro. Ogni anno di attesa non toglie solo una bistecca: restringe le strade possibili dopo. Chi arriva da me con “mi hanno detto che non c’è più osso” spesso è semplicemente arrivato dieci anni dopo.
La buona notizia è che le strade, oggi, sono molte di più di quante la gente immagini. Anche per chi si è sentito dire di no.
Le strade per tornare a mangiare di tutto
Le riassumo per situazione. I dettagli tecnici, i tempi e cosa comprende un preventivo sono nella pagina dedicata all’implantologia.
- Manca un dente. Un impianto singolo con la sua corona. Per chi vuole tornare a masticare da quel lato senza toccare i denti vicini.
- Mancano più denti. Un ponte fisso su impianti. Per chi ha “il lato buono” e “il lato che non usa più”.
- Manca tutta l’arcata. Una protesi fissa su quattro o sei impianti, che non si toglie e non si muove. In casi selezionati, denti provvisori fissi in tempi brevi, quando TAC e condizioni dell’osso lo permettono.
- La dentiera non tiene più. Una protesi mobile ancorata a due o quattro impianti: si toglie per pulirla, ma di giorno sta ferma. Per chi porta la dentiera da anni ed è stanco dell’adesivo: spesso è la strada meno invasiva.
- Poco osso, o “mi hanno detto che non si può fare”. Impianti corti o inclinati che sfruttano l’osso rimasto; ricostruzione dell’osso quando è indicata; nei casi più avanzati gli impianti zigomatici, che si ancorano all’osso dello zigomo, un osso che non si ritira come la mascella. È di questi casi che mi occupo di più. Quale strada sia adatta lo dice la TAC 3D, non un’occhiata e non la storia precedente.
Cosa cambia, in concreto
Non prometto risultati: ogni bocca è diversa, e te lo dirò chiaramente in visita se la strada giusta è solo migliorare la protesi che hai già. Ma ti racconto cosa vedo succedere, quando il percorso è quello giusto.
La prima cosa che cambia è la spesa: torna il pane con la crosta. Poi torna la bistecca la domenica. Poi la mela, intera, senza il coltello. Poi, e questa è la parte che nessuno mette in conto, torna il “sì” all’invito a cena. Perché mangiare davanti agli altri senza controllare ogni boccone è una libertà che si ricorda di avere solo quando torna.
Nella pagina dell’implantologia trovi le storie di tre pazienti, raccontate con il loro consenso: percorsi veri, con tempi e difficoltà veri.
Le frasi che sento ogni settimana (e cosa rispondo)
«Alla mia età non ne vale la pena.»
L’età da sola non è mai una controindicazione. Contano le condizioni generali, alcuni farmaci e la quantità di osso: cose che si misurano, non si indovinano. E lo studio suggerisce che è proprio da una certa età in poi che masticare bene conta di più.
«Ho paura che il corpo lo rigetti.»
Il rigetto, come lo immaginiamo, non esiste: il titanio è tra i materiali più tollerati dal corpo umano. Gli impianti possono fallire per due motivi, un’integrazione mancata nei primi mesi o un’infezione negli anni dopo, ed entrambi si prevengono con una diagnosi fatta bene e con i controlli. Per questo la TAC viene prima di tutto, e i controlli sono inclusi nel percorso.
«Quanto dura tutto il percorso?»
Dipende dal caso: da poche settimane per un impianto singolo a qualche mese quando serve ricostruire l’osso. Lo sai prima di iniziare, scritto, insieme al preventivo.
«Fa male?»
L’intervento si fa in anestesia locale, con sedazione cosciente per chi lo desidera. I giorni dopo si gestiscono con i comuni antinfiammatori. La maggior parte dei pazienti mi dice che aveva immaginato di peggio.
«Quanto costa?»
Dipende dalla diagnosi, e diffida di chi ti dà un prezzo al telefono. Quello che faccio sempre: un preventivo scritto e completo dopo la visita, senza voci a sorpresa, e il tempo per decidere con calma.
Se stai leggendo per tua madre (o tuo padre)
Una cosa prima di tutto: non è una decisione che prendi al posto suo. È un’informazione che le dai. Il “sta bene così” spesso è “non sapevo che ci fosse altro”.
Tre domande utili prima della visita:
- Cosa ha smesso di mangiare, e da quando?
- Usa l’adesivo per la dentiera tutti i giorni?
- Quando è stata l’ultima visita dal dentista?
Portale con te, insieme a una panoramica recente se ce l’ha. Sono le prime cose che chiederò anch’io.
Cosa succede alla prima visita
- Parliamo, 45 minuti. Di cosa mangia, di cosa ha smesso di mangiare, di cosa le hanno già detto altrove.
- Visito la bocca e, se serve, facciamo la TAC 3D in sede. Pochi secondi, nessuna preparazione.
- Spiego cosa vedo e quali strade ci sono, con tempi e costi scritti. Se la strada giusta è migliorare la protesi che c’è già, lo dico.
- Tornate a casa e decidete con calma. Nessuno vi richiama per insistere.
La prossima volta che qualcuno le chiede cosa mangia a cena, vorrei che la risposta fosse diversa.
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Dott. Paolo Francesco Orlando
Odontoiatra, Direttore Sanitario di Dental Factor · Albo Odontoiatri di Firenze n. 967
Mi occupo di implantologia e riabilitazioni complesse, in particolare dei casi con poco osso. Ricevo nelle due sedi Dental Factor di Firenze: Viale Amendola 32/A e Via Mario Sbrilli 4.
Come lavoriamo sugli impianti →
Fonti
- Qi X, Zhu Z, Plassman BL, Wu B. Dose-Response Meta-Analysis on Tooth Loss With the Risk of Cognitive Impairment and Dementia. J Am Med Dir Assoc. 2021;22(10):2039-2045. doi:10.1016/j.jamda.2021.05.009 – testo completo
- NYU Rory Meyers College of Nursing. Tooth loss associated with increased cognitive impairment, dementia. Comunicato stampa, luglio 2021 – leggi
- Chen H, Iinuma M, Onozuka M, Kubo KY. Chewing maintains hippocampus-dependent cognitive function. Int J Med Sci. 2015;12(6):502-509. doi:10.7150/ijms.11911
- Dominy SS, et al. Porphyromonas gingivalis in Alzheimer’s disease brains: evidence for disease causation and treatment with small-molecule inhibitors. Sci Adv. 2019;5(1):eaau3333.
- Livingston G, et al. Dementia prevention, intervention, and care: 2020 report of the Lancet Commission. Lancet. 2020;396(10248):413-446.
- Tallgren A. The continuing reduction of the residual alveolar ridges in complete denture wearers: a mixed-longitudinal study covering 25 years. J Prosthet Dent. 1972;27(2):120-132.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita. Le informazioni cliniche sono state scritte e revisionate dal Dott. Paolo Francesco Orlando, Direttore Sanitario di Dental Factor S.r.l. (Aut. San. DD/2018/06896). Ogni percorso di cura viene valutato individualmente dopo visita e diagnosi.
Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita odontoiatrica. Il piano di cura e il preventivo sono definiti solo dopo visita e diagnosi.
Domande Frequenti
Risposte chiare alle domande che riceviamo più spesso, senza giri di parole. Se non trovi la tua, chiedici direttamente.
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No, e diffida di chi lo afferma. Lo studio della New York University ha osservato che chi aveva sostituito i denti mancanti non mostrava lo stesso aumento di rischio cognitivo di chi non li aveva sostituiti, ma si tratta di un’associazione, non di una prova di causa-effetto. Sostituire i denti serve a masticare, nutrirsi e vivere meglio; su memoria e demenza la ricerca è ancora aperta.
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Lo studio non distingue: ha contato chi aveva “una protesi” di qualsiasi tipo. Nella pratica la differenza la fa quanto quella protesi mastica davvero. Una dentiera stabile che permette di mangiare di tutto fa il suo lavoro; una che balla e costringe a mangiare morbido no. È questo che valutiamo in visita, prima di parlare di impianti.
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Spesso quel “no” viene dato guardando una radiografia panoramica, che mostra l’osso in due dimensioni. Una TAC 3D a volte conferma, a volte apre strade che prima non si vedevano: impianti corti o inclinati, ricostruzione dell’osso, impianti zigomatici. Non tutte vanno bene per tutti; quale sia adatta lo dice l’esame.
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L’età da sola non è una controindicazione. Contano le condizioni generali, alcuni farmaci (per esempio quelli per l’osteoporosi) e la quantità di osso. In molti casi esistono soluzioni meno invasive di quanto si pensi; in altri la scelta giusta è migliorare la protesi che già c’è. Lo decidiamo insieme dopo la visita.